Terra dei fuochi: Cantore (diocesi di Acerra), “la comunità è stanca”

“Purtroppo, questo protocollo mi sembra la sommatoria di tutti i precedenti, con qualche lieve variazione, ma la sostanza non cambia. Noi, poi, siamo avviliti perché nessuno dice che il primo passo da compiere è la chiusura dell’inceneritore di Acerra. Mentre ieri il Governo approvava il protocollo, qui ad Acerra moriva, per un male incurabile, una ragazzina di 11 anni. Non si può più giocare sulla pelle dei cittadini, senza trovare le soluzioni ai veri problemi. Nel protocollo si parla di un superamento degli inceneritori, non della chiusura di quello di Acerra. Sono cose viste e riviste. La comunità è stanca”. Lo dice, in un’intervista al Sir, Giuseppe Cantore, esperto di questioni ambientali e collaboratore della diocesi di Acerra su tali tematiche, commentando il protocollo sulla Terra dei fuochi, siglato, ieri, dal Governo a Caserta. Secondo Cantore, “è importante individuare dove e chi fa gli sversamenti, ma se lo facciamo dall’alto bisognerebbe avere tanto personale che in pochi minuti dovrebbe raggiungere il posto dove è avvenuto lo sversamento o il rogo”. Ora, “concretamente, consideriamo solo Acerra, che ha un territorio di 54 chilometri quadrati – l’invito dell’esperto -: una volta individuati i rifiuti, dovrebbero essere raggiunti, poi presidiati fino a quando non sono rimossi o bonificati”. A giudizio di Cantore, “la soluzione è diversa e sta nella prevenzione, verificando da dove arrivano i rifiuti e individuando chi li produce e li sversa e chi sono i soggetti che chiudono gli occhi permettendo questo scempio. Va bene, quindi, anche il particolare riguardo al tema della contraffazione, previsto nel piano di azione, ma è necessaria anche una task force che controlli quotidianamente gli impianti che producono rifiuti dannosi per la salute e verifichi dove gli stessi vanno a finire. Noi auguriamo al Governo di riuscire nell’impresa”.

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