Terra dei fuochi: Cantore (diocesi di Acerra), “gli inceneritori rappresentano la distanza tra l’Italia e il resto d’Europa”

“Gli inceneritori rappresentano la distanza tra l’Italia e il resto d’Europa. Mentre nel Vecchio Continente gli inceneritori sono considerati una tecnologia obsoleta e si stanno studiando forme alternative di smaltimento dei rifiuti, l’utilizzo di sistemi per l’abbattimento del packaging e di nuovi materiali biodegradabili, la raccolta differenziata spinta, noi stiamo ancora a parlare di nuovi inceneritori. L’ambiente deve entrare nelle teste di tutti. In tutta Italia ci sono Terre dei fuochi”. Lo dice, in un’intervista al Sir, Giuseppe Cantore, esperto di questioni ambientali e collaboratore della diocesi di Acerra su tali tematiche, commentando il protocollo sulla Terra dei fuochi, siglato, ieri, dal Governo a Caserta. Per questo, prosegue, “è importante il superamento degli inceneritori come soluzione alla questione rifiuti, partendo dalla chiusura di quello di Acerra, il commissariamento dei comuni che non si adeguano ad alti livelli di raccolta differenziata, l’aumento sensibile del numero degli impianti di compostaggio, incentivi e per la riduzione della produzione dei rifiuti sia per le grandi aziende sia per gli utenti finali”.
Non solo: “Noi chiediamo anche l’indipendenza di chi effettua i controlli sulla sicurezza dell’impianto ad Acerra: da noi ci sono tre centraline per il controllo delle polveri sottili, che segnalano continui sforamenti dei livelli consentiti. Chiediamo di sapere da cosa dipende questo superamento dei livelli stabiliti dall’Europa. Noi ci siamo rivolti all’Arpac per saperlo ma l’ente non ha mai effettuato una caratterizzazione dell’aria. L’inceneritore è della Regione, ma se controlla l’Arpac, che è l’Agenzia regionale protezione ambientale Campania, è evidente il conflitto di interessi. La gente vuole, poi, un aiuto sul fronte della salute perché troppe persone si ammalano e muoiono”. Infine, l’ultima richiesta: “Vorremmo che le nostre terre possano tornare alla loro naturale vocazione agricola. La Terra dei fuochi, laddove un tempo c’era la Campania Felix, ha danneggiato moltissimo i nostri contadini, che ora sono in grande difficoltà economica”.

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