Infanzia e adolescenza: Unesco, “nel 2017 in Italia il 17% delle classi primarie aveva più del 30% di alunni stranieri”

“Molti Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, finiscono per segregare gli studenti immigrati in scuole separate o in filiere scolastiche spesso professionali, accrescendo il loro svantaggio educativo. In Italia il 17% delle classi primarie aveva più del 30% di alunni stranieri nel 2017”. È quanto emerge dal Rapporto mondiale di monitoraggio dell’educazione 2019 (Gem report) dell’Unesco “Costruire ponti, non muri” su migrazioni, spostamenti forzati ed educazione diffuso in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia. I dati raccolti mostrano che “i migranti rappresentano il 18% degli studenti nei Paesi ad alto reddito, rispetto al 15% nella metà degli anni 2000. Ora sono 36 milioni, equivalenti a tutta la popolazione in età scolare in Europa. In base agli attuali livelli, la percentuale potrebbe salire al 22% entro il 2030”.
Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto mette in luce che nel 2017 il numero di giovani stranieri che hanno abbandonato precocemente gli studi era il triplo di quello dei nativi. Inoltre i richiedenti asilo hanno bisogno di supporto per poter recuperare a scuola. Tra quelli intervistati in Italia nel 2017, solo quattro su dieci avevano un’alfabetizzazione di base. “Riconoscendo che alcune delle scuole hanno un bisogno addizionale di supporto per assistere gli studenti provenienti da un contesto migratorio che non parlano la lingua italiana, qualsiasi scuola in Italia – sottolinea l’Unesco – può accedere a block grants per il loro supporto linguistico”.

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