Cure palliative: mons. Paglia (Pav), “morire con dignità” non è “anticipare la morte”. “Accompagnare e stringere la mano del morente”

Si deve “affermare il diritto” a “morire con dignità”, come anche quello di “vivere con dignità”, ma morire con dignità non vuol dire “anticipare la morte”, chiarisce mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita (Pav) e gran cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II. Nella lectio tenuta questo pomeriggio presso la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, Paglia sostiene che “forse una legge è necessaria, ma non sull’eutanasia” perché è azzardato “affidare ad una norma giuridica la soluzione delle grandi domande sulla vita e sulla morte”. Il presidente della Pav auspica piuttosto una “riflessione ampia”. “Si può legiferare sulle questioni relative al fine vita – dice -, ma per favorire quella alleanza terapeutica che vede il malato, il medico e i famigliari riuniti per giungere ad una decisione condivisa”. Altrimenti si rischia di abbandonare “nell’indifferenza e nella crudeltà” chi ha bisogno di sostegno e aiuto. Così, nel richiamare un messaggio di Papa Francesco alla Pav – “Il compito della medicina è curare sempre, anche se non sempre si può guarire” -, Paglia sottolinea che il morente “ha bisogno della vicinanza dell’uomo in salute” per sentirsi “parte dei viventi”. “Prendersi cura” con amore, delicatezza e rispetto della persona senza mai “essere complici della morte”, il suo monito . Un accompagnamento a “vivere umanamente anche la morte”. “Mai – scandisce l’arcivescovo – faremo il lavoro della morte” come “fosse un atto d’amore”. “Nessuno vorrebbe morire da solo”. Per questo, conclude, “stringere la mano di chi sta morendo è tra le più urgenti e profonde pratiche umane da riprendere”.

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