Giordania: nelle chiese e nelle moschee si prega per le vittime delle inondazioni della settimana scorsa

Dopo le inondazioni del 25 ottobre scorso che hanno fatto 21 vittime, in Giordania è scattata una gara di solidarietà. Secondo quanto riferito dalla Custodia di Terra Santa, nelle moschee e nelle chiese si è pregato per i morti e le loro famiglie e anche Papa Francesco ha inviato, lo scorso 27 ottobre, un telegramma di cordoglio alle famiglie delle vittime e ai feriti ricordando tutti nella preghiera. Le vittime del “Giovedì nero”, come la stampa giordana ha definito il disastro del 25 ottobre, sono per lo più studenti, di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, e gli insegnanti che li accompagnavano nella gita scolastica. Altre persone che transitavano nella stessa area turistica, situata sulla sponda orientale del Mar Morto, a circa 50 chilometri a sud-ovest della capitale Amman, sono morte dopo essere state spazzate via dalle ondate d’acqua. A partecipare ai soccorsi, con elicotteri e droni, anche l’esercito israeliano. Il re Abdallah II ha espresso, via Twitter, “tristezza e dolore” unite alla “rabbia contro tutti coloro che non hanno intrapreso i passi che avrebbero potuto impedire” questa tragedia. Per la Chiesa cattolica in Giordania questi sono giorni di preghiera e di solidarietà, come confermato dal vicariato per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, che ha invitato le Chiese a suonare le campane “a morto” e a pregare per le vittime durante le liturgie. Lunedì 29 ottobre un minuto di silenzio è stato osservato all’Università americana di Madaba, l’unico ateneo cattolico della Giordania.

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