Università Cattolica: inaugurazione anno accademico. Mons. Delpini, “pensare ogni vita come vocazione”. Non basta “una buona sistemazione”

(Milano) “La vocazione è l’apertura di un orizzonte impensato, è un invito non sempre a fare cose diverse, ma sempre a vivere in modo diverso, fossero pure le solite cose”. Lo ha affermato mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, nell’omelia della messa celebrata questa mattina nella basilica di sant’Ambrogio, nel giorno di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università cattolica. Alla messe segue l’inaugurazione in ateneo, con il discorso del rettore Anelli e la prolusione del presidente del Parlamento europeo Tajani. Rifacendosi alle letture del messale ambrosiano (primo lunedì di Avvento), con il vangelo della chiamata dei primi discepoli, mons. Delpini ha ricordato la “buona sistemazione” che Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni lasciano per seguire la chiamata di Gesù. “L’incontro con Gesù è stato allora un disturbo per Simone e Andrea? È stato una ingerenza sconvolgente per Giacomo e Giovanni e il padre Zebedeo? È stato un disastro per l’azienda di famiglia? La tradizione cristiana chiama questo incontro che ha cambiato la vita con il termine di ‘vocazione’. L’incontro con Gesù rivela che la buona sistemazione è insoddisfacente e la decisione dei primi discepoli, senza troppi calcoli e senza troppe esitazioni, forse rivela di persone che nella buona sistemazione non si sentivano ben sistemate”. Ma “l’incontro con Gesù è sempre un incontro determinante, anche se non sempre è un invito a lasciare il lavoro e la famiglia. Non ha chiesto a Lazzaro e a Maria e a Marta di lasciare la casa di Betania, non ha chiesto a Zaccheo, né a Simone Fariseo né a Nicodemo di lasciare il loro mestiere e il loro posto nella società del tempo”.
La vocazione “non è quindi per tutti necessariamente intraprendere una vita diversa, un mestiere nuovo, un modo di organizzare il tempo più avventuroso, come chi segue colui che non ha una pietra su cui posare il capo”; è, appunto, l’invito, l’impegno a vivere “in modo diverso” e sempre nuovo anche “le solite cose”.

“Che cosa dunque dice Gesù oggi a noi che inauguriamo l’anno accademico con il suo rituale di lezioni, studio, esami, tesi, ricerche, seminari, insomma con le solite cose che sono inevitabili in un anno accademico? Forse Gesù chiama qualcuno a lasciare reti e barche per seguirlo, forse chiama a lasciare gli adempimenti accademici per impostare in modo totalmente nuovo la propria vita. Preghiamo che siano pronti e liberi, che siano disponibili e coraggiosi coloro che Gesù chiama a seguirlo per una via di speciale consacrazione”. Delpini ha aggiunto: “Certo però Gesù chiama tutti coloro che credono in lui, che aspettano la sua venuta, che ascoltano la sua parola a vivere per la fede. Certo chiama ciascuno ad essere nell’atteggiamento del profeta: ‘Mi metterò di sentinella, a spiare per vedere che cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti’. Tutti coloro che incontrano Gesù non possono accontentarsi di una buona sistemazione: sono posti di sentinella, perché il Signore ha da dire qualche cosa, ha da dare una risposta ai lamenti che salgono a lui”.

“Tutti coloro che incontrano Gesù riconoscono di essere chiamati, di avere una vocazione: non a fare questa o quella vita, non necessariamente a lasciare tutto e non necessariamente a restare dove sono. Tutti però sono chiamati a guardare oltre, a convertirsi per entrare nel regno di Dio che è vicino”. In conclusione: “La visione cristiana della vita propone di pensare ogni vita come vocazione, non nel senso che Dio chiama a qualsiasi cosa o che Dio predefinisce le strade da percorrere, i ruoli da ricoprire, i mestieri da fare. Ma è certo che Dio chiama a quell’oltre che è oltre se stessi, oltre l’orizzonte circoscritto del presente, oltre i calcoli meschini di uomini ottusi, chiama oltre: alla compassione, alla speranza, alla lungimiranza”. Parlando poi a braccio, Delpini ha fatto un breve riferimento all’attualità, “a questa Europa che sembra rassegnata”, e ha rivolto un invito pressante agli intellettuali cattolici: “Dovranno dire parole scomode”, ispirati dal Vangelo, per aiutare a far luce su questo tempo.

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