Giornata poveri: mons. Perego (Ferrara), “attendono da noi un ascolto, una risposta, una prossimità”

“Il grido del povero che chiede ascolto è più ampio di chi chiede qualcosa davanti alle nostre chiese, nelle nostre piazze e si allarga a chi nel mondo vive il dramma della guerra, dei disastri ambientali, alle vittime di tratta, a chi è perseguitato e perde tutto a causa della propria fede religiosa o delle proprie idee politiche, subendo gravi discriminazioni”. Lo ha detto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego nell’omelia della messa che ha celebrato ieri in cattedrale, in occasione della Giornata mondiale dei poveri. “Una Giornata che, se da una parte rende consapevoli di una povertà crescente, anche in Italia, anche nella nostra città – ha spiegato il presule -, dall’altra, segnala l’importanza delle risposte di prossimità e gratuità del vasto mondo del sociale e del volontariato ecclesiale e laico (6 milioni di volontari)”. L’arcivescovo ha indicato tra i circa 65.000 poveri aiutati dalle Caritas diocesane dell’Emilia Romagna “volti nuovi”: “Crescono gli uomini italiani e gli immigrati tra i 50 e i 60 anni che non hanno lavoro; crescono i minori nelle famiglie in povertà perché i genitori si dividono; calano gli immigrati, ma crescono i richiedenti asilo, anche per i lunghi tempi di attesa di un riconoscimento; crescono gli impoveriti da ludopatie”. “Sono i volti di questi poveri che incontriamo nelle nostre comunità, che ‘gridano’ e attendono da noi un ascolto, una risposta, una prossimità”. Mons. Perego riconosce l’esigenza di “un nuovo sforzo per un lavoro pastorale d’insieme: itinerari vocazionali, itinerari di formazione alla ministerialità, percorsi di formazione sociale e politica, l’attenzione alla città e ai paesi, la scelta preferenziale per i poveri, nuove scelte di responsabilità cristiana”. Infine, l’invito ad alimentare, “in gesti e parole, esperienze nuove e stili di vita che facciano dell’ascolto e della responsabilità, della condivisione e della liberazione le strade maestre dell’educazione alla prossimità”.

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