Ebrei: card. Bassetti, dolore perché i cattolici avrebbero potuto fare di più, faccio mia l’invocazione di perdono di papa Wojtyla

foto SIR/Marco Calvarese

“Come vescovo, sento il dolore per il fatto che i cattolici italiani avrebbero potuto fare di più, quando gli ebrei venivano discriminati con leggi razziste”. Guardando “al triste 1938” e “ai tristi eventi che, purtroppo, si svolsero in un clima di pavida indifferenza collettiva, anche di una parte dei cattolici”, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, ha voluto fare suo “il pensiero di San Giovanni Paolo II che disse a proposito della persecuzione degli ebrei: la resistenza dei cristiani ‘non è stata quella che l’umanità era in diritto di aspettarsi’”. Ma soprattutto, ha scandito, “faccio mia l’invocazione di perdono e di speranza che Papa Wojtyla depose a Gerusalemme nelle fessure del Muro del Pianto nel 2000, durante il suo viaggio in Terra Santa”. Intervenendo questa sera al Convegno “Chiesa, fascismo ed ebrei: la svolta del 1938”, organizzato a ottant’anni dalle leggi razziste del fascismo dalla Società Dante Alighieri, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’Università per Stranieri di Perugia, il presidente della Cei ha ricordato che san Giovanni Paolo scrisse: “Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perché il tuo Nome fosse portato alle genti: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli, e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci in un’autentica fraternità con il popolo dell’alleanza”.

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