Disparità di genere: rispetto al 1975 il doppio delle donne sono coinvolte nei processi legislativi, ma restano “disparità geografiche”

(Strasburgo) Progressi incontestabili nella rappresentanza delle donne in ambito pubblico sono testimoniati dai dati in questi 40 anni, dove “la crescita è stata del 60%”: a descrivere la situazione è Annika Silva-Leander (unità di valutazione della democrazia e analisi politica, Dapa), parlando in apertura del Forum mondiale per la democrazia che si è aperto stamane a Strasburgo. Snocciola dati sullo stato delle cose nel rapporto tra “partecipazione delle donne e stato della democrazia”. Rispetto al 1975, oggi il doppio delle donne sono coinvolte nei processi legislativi, 7 volte tanto nei governi, ma l’obiettivo del 40% di quote rosa resta per alcuni Paesi lontano e notevoli sono le “disparità geografiche”: ad esempio tra Nord America ed Europa che hanno fatto più progressi, e il Medio Oriente che si è mosso molto meno, come l’Asia e alcuni Paesi africani. La disparità di genere ha anche un peso economico: costa 33 euro al giorno pro capite. Da Silva-Lander, però, un appello: “Non basta avere la parità di genere per avere democrazia” innanzitutto, e in secondo luogo “per la prima volta le regressioni democratiche superano i progressi. In particolare diminuisce lo spazio della società civile e questo ha conseguenze pesanti anche sulla parità di genere”. La questione della parità “va inserita in tutti gli aspetti dello sviluppo politico”, rilancia Therese Murphy dell’Istituto per la parità di genere in Europa: si sta lavorando a una indagine presso i parlamenti, a partire da quello europeo fino a quelli regionali per verificare, oltre le quota, quanto un parlamento sia sensibile al tema e quanto no. “In Europa nessun parlamento ha raggiunto l’uguaglianza nella rappresentanza al momento”, spiega Murphy, ma Italia, Cipro, Slovenia e Irlanda sono i Paesi che avanzano meglio.

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