Beati martiri di Tibhirine: Vayne e p. Georgeon, “l’operazione criminale, invece di erigere muri, ha rafforzato il dialogo tra cristiani e musulmani”

“L’operazione criminale che mirava a erigere un muro tra cristiani e musulmani ha finito per rafforzare il dialogo interreligioso e la fratellanza islamo-cristiana. È un miracolo frutto di una vita di preghiera e d’intercessione, la sorgente nascosta dell’esperienza di solidarietà dei monaci”. È quanto si legge in un brano del libro “Semplicemente cristiani. La vita e il messaggio dei beati martiri di Tibhirine” (ed. Lev), che sarà presentato oggi a Palazzo Pio, in Vaticano. Il testo è scritto dal giornalista François Vayne e da padre Thomas Georgeon, postulatore della causa di beatificazione dei martiri dell’Algeria. Ricordando che “l’ultimo segno di vita che i monaci hanno lasciato è simbolicamente la ‘cocolla’ di fratel Michel, la sua veste bianca che fu ritrovata da un vicino sulla strada nei pressi del monastero, poco dopo il rapimento”, gli autori presentano la figura di questo frate, che aveva “uno spirito di preghiera e una capacità d’ascolto della Parola”. “Al fianco degli operai magrebini in Francia per molti anni, mentre sperimentava una reale povertà – si legge nel testo –, questo cristiano impegnato a vivere il Vangelo senza compromessi aveva trovato a Tibhirine la maniera di unire le due dimensioni della sua chiamata: l’attrazione spirituale e il dialogo concreto con i musulmani”. Nel libro viene anche notata una coincidenza: “Il compleanno di fratel Michel cadeva il 21 maggio, il presunto giorno della morte dei sette monaci, se si crede al comunicato del Gruppo Islamico Armato relativo al massacro”.

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