Papa Francesco: messa per la Giornata mondiale dei poveri, “l’ingiustizia è la radice perversa della povertà”, “ascoltare il grido dei tanti Lazzaro”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Gesù ha ascoltato il grido di Pietro. Chiediamo la grazia di ascoltare il grido di chi vive in acque burrascose”. Nella parte finale dell’omelia della Messa per la Giornata mondiale dei poveri, il Papa ha esortato ad ascoltare il loro grido. “È il grido strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi”, ha detto stilando un lungo elenco: “È il grido di anziani scartati e lasciati soli. È il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. È il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. È il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. È il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti”. “L’ingiustizia è la radice perversa della povertà”, le parole di Francesco, secondo il quale “il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi”. “Davanti alla dignità umana calpestata spesso si rimane a braccia conserte oppure si aprono le braccia, impotenti di fronte all’oscura forza del male”, il monito del Papa: “Ma il cristiano non può stare a braccia conserte, indifferente, o a braccia aperte, fatalista, no. Il credente tende la mano, come fa Gesù con lui”. “Presso Dio il grido dei poveri trova ascolto, ma in noi?”, il suggerimento per l’esame di coscienza individuale: “Abbiamo occhi per vedere, orecchie per sentire, mani tese per aiutare?”. “Cristo stesso, nella persona dei poveri reclama come a voce alta la carità dei suoi discepoli”, ha ribadito Francesco: “Ci chiede di riconoscerlo in chi ha fame e sete, è forestiero e spogliato di dignità, malato e carcerato”. “Guardiamo alle nostre giornate: tra le molte cose, facciamo qualcosa di gratuito, qualcosa per chi non ha da contraccambiare?”, l’invito finale: “Quella sarà la nostra mano tesa, la nostra vera ricchezza in cielo”. “Tendi la mano a noi, Signore, e afferraci. Aiutaci ad amare come ami tu. Insegnaci a lasciare ciò che passa, a rincuorare chi abbiamo accanto, a donare gratuitamente a chi è nel bisogno”, la terza preghiera dell’omelia.

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