Salute: Mencarelli (poeta), “la mia vita è cambiata grazie all’esperienza con i piccoli malati del Bambino Gesù”

“Nel 1999 la Provvidenza mi ha portato in un luogo di ‘guerra’, in cui tutti sono chiamati a una presenza e attenzione diversa. Avevo 24 anni ed ero già poeta. Il primo giorno di lavoro mi sono trovato di fronte una bambina ‘addormentata’ in una bara”. Inizia così l’intervento appassionato del poeta e scrittore Daniele Mencarelli alla tavola rotonda “Lo sguardo e la cura”, in corso a Roma nella sede de La Civiltà Cattolica. L’autore del romanzo “La casa degli sguardi” (Mondadori 2018), in cui racconta in maniera autobiografica la reazione dell’animo umano al dolore dei bambini, alla fine degli anni Novanta ha lavorato come operaio nell’ospedale pediatrico Bambino Gesù per un anno. “In quel luogo limite – afferma – l’esistenza è costretta a fare un passo più in là. Dove esiste l’umano c’è da lavorare e c’è da curare”. L’intervento di Mencarelli sembra rispondere alla domanda: perché nonostante la sofferenza vale la pena vivere e sperare? “La mia vita è cambiata con quell’esperienza. Lì il Daniele che aveva imboccato un percorso di autodistruzione, dopo un anno da operaio, ho scritto un libro di poesie. Quella è stata per me anche una scuola di poetica, scrittura, arte. Nel corpo a corpo continuo con la realtà – ha concluso lo scrittore – ho imparato la misura della parola, il farsi servo dell’esperienza”.

 

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