Educazione: Rivoltella (Cattolica), “come a Barbiana la scuola deve produrre cultura con gli studenti, così da renderli liberi”

“Il futuro della didattica non dipende da strumenti e dispositivi tecnologici e innovativi, ma dalle nostre capacità e pratiche esperte di attivare processi di innovazione che ci riportano al montaggio e allo smontaggio di significati”. Ne è convinto Pier Cesare Rivoltella, docente alla Cattolica di Milano e direttore del Cremit, che nella sua relazione su “Il futuro entra in classe” alla Pontificia Facoltà Auxilium di Roma porta come esempio pedagogico la scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. “La scuola di Barbiana ha prodotto cultura e dato un impulso fondamentale al ripensamento dell’istruzione in Italia e al diritto a obiezione di coscienza e servizio civile” sostiene. La cultura non è disponibile solo sui manuali. Il problema della scuola di ieri e di oggi è “il gap tra vita e cultura. Si è tanto più efficaci nella didattica quanto più le forme di significati disponibili sono familiari per gli studenti” insiste Rivoltella. La scuola in questo senso ha una funzione ‘politica’ perché insegna la libertà agli alunni. I media digitali possono aiutare il “laboratorio culturale” che si realizza in un “processo di smontaggio e montaggio, attraverso blog o siti, ad esempio, che possono rimettere in circolo la cultura”. Però, conclude Rivoltella, “si è veramente innovativi quando la tradizione risponde alle culture (e ai contesti multiculturali) dell’oggi per interpretare il futuro. L’innovazione sta nel fornire ai bambini le chiavi di accesso alla loro cultura”.

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