Lavoro: don Maffeis (Cei), “sostenere inclusione giovani”. Cominardi (ministero), “ok reddito cittadinanza” ma serve “innovazione”

foto SIR/Marco Calvarese

“Il recente Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani ha consegnato un documento dove, fotografando la realtà del Paese, elenca tra i punti di debolezza, che rischiano di minare il tessuto sociale, quello della difficoltà dei giovani ad entrare nel mondo del lavoro ed ancor più la loro esclusione dal lavoro. I vescovi raccomandano, quasi impongono alle comunità cristiane, di sostenere progetti a favore dell’imprenditorialità giovanile e ad investire risorse economiche per l’inclusione nel mondo del lavoro”. Lo ha detto don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei, coordinando i lavori del convegno “Dignità e lavoro”, promosso oggi a Perugia dalla Caritas diocesana.
Don Andrea La Regina, referente di Caritas italiana, ha ricordato che nonostante i suoi diversi progetti, la Chiesa “non può essere un centro per l’impiego, questo lo fanno le istituzioni dando forza a questo strumento, la Chiesa deve creare relazioni che diventino azioni a favore dello sviluppo umano integrale”.
Per Claudio Cominardi, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il reddito di cittadinanza “è uno strumento fondamentale, ma da solo non è sufficiente. Questa riforma è fondamentale perché il reddito di cittadinanza è considerato come un riattivatore sociale e chi vi aderisce deve formarsi, dare delle ore del proprio tempo da mettere a disposizione delle comunità locali e dimostrare che sta cercando effettivamente lavoro. Parallelamente a questo provvedimento c’è quello strutturale della riforma dei Centri per l’impiego con lo stanziando annuale di un miliardo di euro”. Il reddito di cittadinanza non è sufficiente, perché, ha aggiunto, “bisogna investire nell’innovazione” ma soprattutto “bisogna mettere al centro la persona”.

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