Immigrazione: mons. Gnavi (Comunità Sant’Egidio), “l’Europa si sta concentrando su se stessa ma è un suicidio collettivo”

“L’Europa di oggi è un po’ come l’Italia del Cinquecento: piccoli Stati che rischiano di essere preda degli stranieri”. Lo ha detto monsignor Marco Gnavi, della Comunità di Sant’Egidio, durante la tavola rotonda “Per un’Europa della solidarietà e dei diritti”, organizzata oggi a Roma dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. “Dove va l’Europa? – ha chiesto monsignor Gnavi – L’Europa non lo sa. Si vive in uno stato di ansia permanente che si trasmette ai giovani. L’allarme è dentro le mura e dentro l’Europa istituzionale. Le prossime elezioni vedranno allargare il numero degli euroscettici anche se è auspicabile che non riescano ad ottenere la maggioranza. Quale strategia per rilanciare un’idea di Europa? – ha chiesto ancora – Ai sovranisti direi che l’unica strada è spingere sul sovranismo europeo”. Riguardo ai corridoi umanitari monsignor Gnavi ha commentato: “Non sono la soluzione che risolve i problemi alla radice, ci vogliono dei segni efficaci per rompere la cultura della rabbia. Ci sono delle potenze che vogliono un’Europa indebolita. Dobbiamo usare di più gli strumenti che il lungo processo di integrazione europea ci offre”.
In questo scenario, il contributo delle comunità cristiane è la vigilanza e l’unità, secondo l’esponente di Sant’Egidio. “Il nazionalismo e il sovranismo – ha ricordato Gnavi – hanno invaso i confini delle Chiese cristiane. Dobbiamo ricordarci che solo un cristianesimo unificato può rispondere alla sfida della globalizzazione e dell’immigrazione che nasconde tutti gli altri problemi dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di una cultura umanista. Non siamo nostalgici di una cultura cristiana monocolore. I cristiani hanno vissuto nella estroversione in passato, mentre ora l’Europa si sta concentrando su se stessa ma è un suicidio collettivo perché rischiamo di non costruire un futuro”. Anche il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, presente in platea, è stato invitato a parlare: “Abbiamo una grande responsabilità per il mantenimento della democrazia. Le celebrazioni della fine della prima guerra mondiale ci impongono la riflessione sul come proteggere la democrazia. C’è molto da fare nelle scuole, nelle università e nelle periferie”. “Tenete sempre alta la bandiera del Vangelo – ha concluso rivolgendosi all’assemblea costituita da evangelici – perché è ciò di cui il nostro mondo ha bisogno”.

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