Diritti umani: Glendon (Univ. Harvard), “Dichiarazione universale resta fortezza contro i tiranni, non disperdere questa eredità”

La Dichiarazione Universale dei diritti umani “rimane una fortezza contro i tiranni e lo sarà sempre”. Nonostante “i difetti”, “le critiche” e il fatto che “sia considerata sempre più come una scrittura sacra, cioè sia venerata e citata ma poco letta”. Lo ha affermato Mary Ann Glendon, dell’Università di Harvard, che intervenendo al Simposio internazionale “Diritti fondamentali e conflitti tra diritti”, organizzato dalla Fondazione Ratzinger in collaborazione con la Lumsa, ha sottolineato l’urgenza di “costruire qualcosa a partire all’eredità lasciata da uomini e donne ispirati”. “Il progetto dei diritti umani deve essere salvato perché nel Dopoguerra ha trasformato il terreno morale delle nazioni e ha dato speranza”, ha osservato Glendon senza nascondere tuttavia le difficoltà della sua attuazione nel mondo contemporaneo. “Il 70° anniversario cade in un momento di scetticismo che minaccia l’idea dei diritti universali, ci sono questioni che preoccupano”, ha rilevato Glendon evidenziando che “oggi ci sono tanti sforzi per ampliare la categoria dei diritti umani, aggiungendo l’aborto, i diritti che minano l’universalità e creano conflitti”. Mentre “una delle prime vittime della decostruzione è la libertà religiosa”. “Il tentativo di eliminare la libertà religiosa dai diritti umani è qualcosa di molto pericoloso”, ha scandito Glendon per la quale “il cristianesimo e le altre culture hanno un ruolo vitale da svolgere in questo ambito”.

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