Ucraina: a Napoli sarà commemorato l’85° anniversario dell’Holodomor con Sviatoslav Shevchuk

È stata scelta la città di Napoli per commemorare l’85° anniversario dell’Holodomor, il cosiddetto “genocidio ucraino”, avvenuto tra il 1932 e il 1933. Sarà Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco cattolica ucraina, a celebrare domenica 18 novembre una Divina Liturgia. La parola “holodomor” significa letteralmente “infliggere la morte mediante la fame”. Questo avvenne nel 1932, quando Stalin pianificò che una immane carestia si abbattesse sull’Ucraina, con lo scopo di sottomettere la popolazione ucraina rurale. Riconosciuto nel 2008 dal Parlamento europeo come “crimine contro tutta l’umanità”, si calcola che almeno 7 milioni di persone morirono a causa della carestia. Un crimine rimasto nascosto fino a non molto tempo fa. Per l’Ucraina di oggi – si legge in un comunicato diffuso dal Segretariato dell’arcivescovo maggiore – l’Holodomor resta un tragico simbolo dell’identità nazionale.
La Chiesa greco cattolica ucraina in Italia, in stretta collaborazione con la Chiesa italiana, ha dedicato due anni (2017-2018) alla memoria della grande tragedia e ha scelto due grandi città d’Italia – Milano e Napoli -, per commemorare degnamente i milioni di vittime dell’Holodomor. La Giornata commemorativa dunque si terrà a Napoli dove vivono 9mila ucraini, mentre sono 44mila gli ucraini che si sono stabiliti in Campania. Il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha accolto volentieri la richiesta della Chiesa ucraina in Italia di ospitare una solenne messa di Requiem nella cattedrale di Napoli, per “esprimere la vicinanza della Chiesa di Napoli alla numerosa comunità degli ucraini residenti in Italia, molti dei quali sono discendenti dei sopravvissuti all’Holodomor”.
“Il dovere del popolo ucraino – sottolinea Shevchuk – è di raccontare una verità incredibilmente censurata per settant’anni. Vogliamo raccontare gli anni terribili della dittatura sovietica e la durissima carestia degli inizi degli Anni trenta, quando il nostro Paese, considerato ‘granaio d’Europa’, non riuscì più a sfamare i propri figli, che morirono a milioni. Vogliamo dare il dovuto tributo alla memoria dei milioni di vittime innocenti, uomini, donne e bambini, che perirono di fame e agonizzarono, mentre gli ancora vivi non avevano neppure le forze fisiche per seppellirli”.

 

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