Società: mons. Battaglia (Cerreto Sannita), “è incredibile come sia facile trovare le droghe e assumerle nell’indifferenza di tutti”

“È incredibile come sia facile trovare le droghe e assumerle nell’indifferenza di tutti. Dobbiamo tornare ad investire in percorsi educativi e di prevenzione. È una precisa responsabilità della politica dalla quale non ci si può esimere”. Lo scrive mons. Domenico Battaglia, vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, in un appello rivolto a tutte le istituzioni. Per oltre vent’anni presidente del Ceis di Catanzaro e per altri dieci della Fict, mons. Battaglia ricorda di aver visto “persone, donne, uomini e adolescenti, bussare alle nostre porte per chiedere aiuto, fragilità spesso estreme: storie di droga, di violenze, di povertà, di disagi di ogni genere”. “E ho visto – ricorda – anche tanti operatori, educatori, psicologi, volontari lavorare insieme, schierati dalla parte della vita, della solidarietà, della gratuità. Il credere nei valori, il testimoniarli con le azioni, il mettersi in gioco quotidianamente continuano ad essere un modello di cura in chi, per un periodo della sua vita, si è rinchiuso nelle dipendenze”. Nelle ultime settimane, il dramma della dipendenza da sostanze stupefacenti e tornato drammaticamente alla ribalta. “I recenti fatti di cronaca: Sara, Pamela, Desirée – commenta mons. Battaglia – sono schiaffi al mondo degli adulti, alle nostre incapacità e alle nostre inadeguatezze. Ma resteranno tragedie senza senso se non riusciamo e proviamo a dare risposte. Sempre più spesso si parla di droga, di alcol, di psicofarmaci, di devianza solo di fronte alla morte dei nostri ragazzi. E tutta la società civile e politica si chiede il perché”. Mentre “i tempi del confronto e dei dibattiti sono dettati da presunte emergenze e non”, è necessario per mons. Battaglia tener ben presente come quello della droga sia un fenomeno in costante espansione. Nel 2017 si sono contati 294 morti per overdose per sostanze legali e illegali e 148 ragazzi morti a causa dell’eroina. “Di fronte al dramma di ragazze che muoiono a causa della droga – aggiunge –, nessuno si può sentire assolto e abbiamo il dovere di sconfiggere questa tendenza sociale e culturale a normalizzare tutto, questa sorta di resa generalizzata che certifica la sconfitta contro le dipendenze e il disagio, che altro non è che l’anticamera del disimpegno sociale, politico e civile”. “Dobbiamo aspettare tragedie annunciate di cronaca per ricordarci che dietro quei numeri, dietro le statistiche, ci sono volti e storie, morti inutili e strazianti – incalza –. Quanti ragazzi dovremo ancora raccogliere da terra? Quante vite dovremo ancora sacrificare?”. Educare i giovani ad accettare la propria fragilità come strumento di conoscenza di sé è l’unica strada, secondo mons. Battaglia, per aiutare le nuove generazioni a non cadere nel vortice delle dipendenze. “Come Chiesa – conclude mons. Battaglia – non possiamo non farci carico delle fatiche e della ricerca di senso dei nostri ragazzi, tornando ad abitare la strada. Invito le Istituzioni ad assumersi un impegno chiaro sulle dipendenze e ad uscire da questa logica di normalizzazione del disagio e della droga per tornare ad ascoltare i giovani creando presidi educativi e formativi”.

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