Lavoro: Pernigotti, il governo convoca la proprietà. Azienda conferma la volontà di chiudere per i “costi insostenibili”

Circa il destino della Pernigotti è per ora muro contro muro fra azienda e sindacati. La mediazione di oggi del Governo non ha sortito gli effetti sperati: l’azienda ha ribadito la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure (Alessandria). Una posizione che ha provocato la convocazione a Palazzo Chigi della proprietà turca dell’azienda (la famiglia Toksoz), fino ad oggi rappresentata alle trattative da consulenti. Il negoziato, quindi, andrà avanti, ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio al termine dell’incontro di oggi, “solo se viene la proprietà. Per questo il presidente del Consiglio in persona convocherà la proprietà turca alla presidenza del Consiglio”. Oltre alla presenza della proprietà, il nodo continua però ad essere la volontà di chiudere a Novi Ligure per i “costi di produzione ad oggi insostenibili, nonostante – ha spiegato l’azienda – le strategie finora attuate a sostegno del business”.
Pernigotti, è stato sempre precisato al Ministero, ha però l’intenzione di mantenere la produzione in Italia “nel rispetto della storicità del brand e con l’obiettivo di mantenere la qualità distintiva dei pronti prodotti”. Oltre a questo è stato confermato l’impegno a limitare quanto più possibile l’impatto sociale di questa decisione, adoperandosi affinché il personale coinvolto, circa 100 lavoratori, possa essere ricollocato presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti durante il periodo di Cigs, nel pieno rispetto della procedura”. Per questo l’azienda starebbe “dialogando” con altre imprese. Una posizione dura, che per ora non convince il Governo che ha già bocciato l’idea di una produzione conto terzi. Mentre i lavoratori, durante l’incontro, hanno manifestato fuori dal Ministero offrendo anche cioccolatini e scandendo “Lavoro! Lavoro!”. “Noi siamo Pernigotti. Pernigotti è di Novi”.

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