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Diritti umani: caso Navalny, Corte di Strasburgo condanna la Russia. “Violata la Convenzione europea”

(Strasburgo) La Corte europea dei diritti umani all’unanimità ha dato ragione ad Aleksei Navalny – leader del movimento di opposizione al presidente russo Vladimir Putin – che aveva fatto ricorso alla Corte sostenendo che gli arresti subiti, due detenzioni in custodia cautelare e le condanne ricevute tra il 2012 e il 2014 fossero una violazione dei suoi diritti. La sentenza della Grande Chambre afferma che la Russia nei confronti di Navalny ha violato gli articoli 5.1, 6.1 e 11 della Convenzione europea le sette volte in cui è stato arrestato e nei relativi sette processi. “Due degli arresti non avevano scopi legittimi e altri cinque non erano necessari in una società democratica”. La Corte ha dichiarato che la denuncia di Navalny di un “movente politico alla base dei suoi arresti ha rappresentato un aspetto fondamentale nel caso”. Due arresti in particolare, secondo la Grande Chambre, “miravano a reprimere il pluralismo”. La Corte di Strasburgo ha anche invitato la Russia, ai sensi dell’articolo 46 (forza vincolante ed esecuzione delle sentenze) della Convenzione europea, a “attivare un meccanismo legale affinché le autorità tengano dovuto conto dell’importanza fondamentale del diritto alla libertà di riunione pacifica ed esercitino la necessaria tolleranza in caso di manifestazioni non autorizzate ma pacifiche”. La Corte ha condannato la Russia a pagare a Navalny una ammenda di 50mila euro per danno morale, oltre al rimborso per il danno materiale e al pagamento delle spese per il ricorso.

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