Aldo Moro: Occhetta (La Civiltà Cattolica), “responsabilità è stata bussola del suo agire”. Sua eredità è “ricerca di giustizia come riparazione e non come vendetta”

Sono passati quarant’anni dal rapimento e dall’assassinio di Aldo Moro da parte di un commando delle Brigate Rosse, che uccise anche cinque componenti della scorta. “Cosa è realmente accaduto? Il corso della storia è cambiato so­lamente per la volontà di quel gruppetto di brigatisti poco più che ventenni? Quale eredità ha lasciato lo statista nella vita politica del Paese?”. A chiederselo è p. Francesco Occhetta dalle colonne del quaderno n. 4042 de “La Civiltà Cattolica” in uscita sabato prossimo, 17 novembre. “Purtroppo – averte – , il rischio dell’oblio è dietro l’angolo, non solamente perché circa il 70% dei ragazzi non sa chi sia stato Moro, ma per il rischio di ridurre i 62 anni della sua vita al ‘caso Moro’ e ai 55 giorni della sua prigionia”. Occhetta ripercorre la parabola politica dello statista negli Anni di piombo segnati da profondi contrasti sociali, ne ricorda l’impegno per portare a compimento la democrazia dell’alternanza. “Egli arriva a questa soglia – scrive -, ma non riesce a varcarla”. Le Brigate Rosse, l’analisi del gesuita, “colpirono il cuore dello Stato il 16 marzo, giorno in cui per la prima volta i comunisti votarono la fiducia a un governo guidato da Giulio Andreotti. L’architetto dell’accordo con Berlinguer era stato Moro”. Oggi, mentre la Commissione Moro 2 ha di recente introdotto punti inediti sulla sua prigionia, per Occhetta uno dei frutti della sua eredità è la ricerca di giustizia come riparazione e non come vendetta, come testimonia la figlia dello statista, Agnese. “Le parole del figlio Giovanni – conclude – invece rimangono un monito per tutti: ‘La verità è l’unica forma di giustizia possibile'”.

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