Abusi: card. Bassetti, “è bene che non ci siano, ma se ci sono vanno manifestati”. “Chiesa italiana vuole risolvere il problema radicalmente”

foto SIR/Marco Calvarese

“È bene che gli abusi non ci siano, ma se ci sono vanno manifestati”. Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella conferenza stampa a chiusura dell’Assemblea generale straordinaria dei vescovi italiani, svoltasi in Vaticano. A proposito di uno dei temi dell’assise, su cui i vescovi si sono confrontati a porte chiuse, Bassetti ha fatto notare che “nel passato abbiamo pensato troppo allo scandalo: gli scandali non dovrebbero esserci, ma se ci sono è bene che si manifestino: perché deve trionfare la verità”. Di qui la scelta di puntare “sulla trasparenza, sull’educazione, sul cambiamento degli stili di vita”, all’insegna di tutto ciò è nato il progetto d’istituire un Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. A proposito delle Linee guida sugli abusi, “c’erano già – ha puntualizzato il presidente della Cei – ma tutto ha bisogno di aggiornamento, soprattutto il dramma della pedofilia, piaga che non dovrebbe albergare né nella società, né nella Chiesa, e in questo secondo caso è ancora più grave”. Per i vescovi italiani, soprattutto, è necessario “pensare a ciò che può influire negativamente sui ragazzi che rimangono rovinati per tutta la vita e sulle loro famiglie”: per questo il maggiore impegno della Chiesa italiana è sul versante della prevenzione. “Abbiamo pensato di affrontare questo problema facendo prevenzione nei seminari – ha spiegato il cardinale entrando nel dettaglio – con un’analisi psicologica e psichiatrica più accurata. Abbiamo, inoltre, esteso il Servizio nazionale per la tutela dei minori anche alle diocesi e, in terzo luogo, vogliamo rendere l’educazione dei ragazzi sempre più un fatto comunitario. Finora la figura prevalente era quella del prete che educava in oratorio, ma l’educazione deve essere fatta da tutta la comunità ecclesiale: altrimenti, la formazione che un ragazzo riceve è incompleta”.

“La Chiesa italiana intende risolvere questo problema radicalmente”, ha assicurato Bassetti, che rispondendo alle domande dei giornalisti ha fatto notare che “l’Italia non è gli Usa, non è l’Irlanda: ciò non vuol dire che le cose non siano gravi, ma che è diversa la nostra cultura, la nostra mentalità”. Sulla questione degli abusi, ha aggiunto mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, “è in atto un confronto e un dialogo al nostro interno, e con la società civile e le istituzioni”. Per quanto riguarda le Linee guida, ha precisato don Ivan Maffeis, portavoce della Cei, “l’Ufficio giuridico sta verificando la proposta, che nei prossimi mesi sarà sottoposta all’attenzione del Consiglio episcopale permanente e poi presentata alla prossima Assemblea di maggio”. Quanto al ruolo del nuovo Servizio Cei nel valutare se le accuse siano verosimili o meno, Bassetti ha spiegato che “adesso, rispetto al passato, c’è una pedagogia della verità”, da attuare attraverso “un’opera di discernimento”. “Non posso, per salvarne uno, mettere in croce un altro che non è colpevole”, ha precisato il cardinale: “Siamo disposti ad adottare tutto questo apparato pur di salvare i minori, ma dobbiamo stare attenti anche alle ingiustizie, perché il potere del denaro è terribile. È necessario fare tutto il procedimento previo, perché le persone parlino”. Quella della Chiesa italiana nel contrastare gli abusi, dunque, “è un’azione a tutto tondo”, da mettere in atto a tutti i livelli della comunità ecclesiale, mettendo a punto “strumenti che aiutino le persone a rendersi conto di situazioni che non sempre si intercettano immediatamente. E questo può avvenire coinvolgendo anche esperti”. Per quanto riguarda una valutazione precisa del passato, Bassetti ha fatto notare che “la strada l’ha spianata la Congregazione per la dottrina della fede, che ha abolito la prescrizione per i peccati ‘graviora’. Ora stiamo completando i nostri Orientamenti, vogliamo adeguarci a tutto quello che è stato fatto anche da altre Conferenze episcopali, tenendo presente che noi abbiamo strumenti pastorali che in altre nazioni non ci sono”. Interpellato sui dati degli abusi in Italia, il presidente della Cei ha risposto che “al momento attuale, la Cei non ha dati precisi a livello numerico, per ora il materiale è a disposizione della Congregazione per la dottrina della fede”.

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