Italia: Amato (giudice Corte costituzionale), “negli ultimi anni abbiamo avuto povere autonomie e tignoso centralismo”

“La crisi economica ha favorito l’aumentare del centralismo dello Stato. In questi ultimi anni abbiamo avuto povere autonomie e tignoso centralismo”. Lo ha detto Giuliano Amato, già presidente del Consiglio dei ministri e attualmente giudice della Corte costituzionale, intervenuto questa mattina alla Camera di Commercio di Cosenza dove ha tenuto una lectio magistralis dal tema “Il centralismo nella Repubblica delle autonomie”. Per Amato, alla luce della Costituzione italiana, in particolare dell’art. 5 e del titolo V sulle autonomie, il centralismo “manifesta tutta la sua forza paralizzante perché lo Stato non è onnisciente, non può conoscere la realtà delle singole comunità, e non si può pretendere che lo Stato regoli le diversità”.
Analizzando la storia del rapporto tra Stato ed enti locali, riferendosi principalmente ai comuni, di cui ha tracciato un profilo storico, nonché gettando uno sguardo sull’attuale composizione del Governo, Amato ha sottolineato che “è possibile che la presenza al governo di un partito che è stato sempre dal lato delle autonomie regionali possa aiutare a riequilibrare la situazione”. Infatti, ha detto, “occorre allargare i polmoni delle autonomie locali, chiamate a progettare sul futuro dei territori”, e per questo ha auspicato che “comuni, formazioni intermedie e Regioni facciano la propria parte”.
Amato ha evidenziato come “il bisogno di autonomia si esprime, a proposito dei diritti della persona, nella presenza di corpi intermedi”, perché “ciascun pezzo di sotto sorregge il pezzo che sta sopra e lo Stato non ha senso senza di esso”. Amato ha declinato il valore delle autonomie anche a proposito delle migrazioni, perché “l’immigrato, che sta qui, ha i diritti di tutti gli altri cittadini, quali l’accesso al servizio sanitario e scolastico; la disciplina relativa alla casa sociale rientra nella competenza regionale”. Volgendo l’attenzione sul rapporto tra criminalità organizzata ed economia, relativamente al Mezzogiorno, Amato si è detto del parere che “quanto più c’è sviluppo tanto più l’operatore economico che fa il suo lavoro ha meno possibilità di essere assoggettato alla vessazione da parte della criminalità organizzata”. Per questo, ha concluso, “l’antidoto è la solidarietà fra imprese e il supporto dello Stato”.

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