Grande Guerra: card. Parolin, per la Conferenza di pace “Benedetto XV chiese il rispetto della giustizia e dell’equità nei rapporti fra gli Stati e i popoli”

Dopo il Primo conflitto mondiale, “è ben noto che le trattative di pace si svolsero senza la partecipazione della Santa Sede” ma “ciò nonostante, Benedetto XV non rinunciò a quelle uniche carte che gli rimanevano per intervenire: la parola pastorale nei pronunciamenti pubblici, la mobilitazione dell’opinione pubblica cattolica e la presenza, almeno ufficiosa, dei suoi rappresentanti diplomatici”. Lo ha ricordato oggi pomeriggio il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nella sua prolusione al convegno “Santa Sede e cattolici nel mondo postbellico (1918-1922)” promosso alla Lateranense di Roma dal Pontificio comitato di Scienze storiche in occasione del centenario della conclusione della Prima Guerra mondiale. Parlando de “Le sfide della diplomazia vaticana dopo la Prima Guerra mondiale”, Parolin ha osservato che Benedetto XV fu “coadiuvato da una piuttosto piccola ma fedelissima schiera di diplomatici, a quel tempo ancora tutti italiani”. “La prima, fondamentale tappa” nell’azione della Santa Sede “fu la pace”, ha sottolineato l’attuale segretario di Stato, rammentando che “ancora prima che si fosse radunata la Conferenza di pace, nella breve enciclica Quod iamdiu del 1° dicembre 1918, Benedetto XV, preoccupato per lo spirito di imposizione e di rancore che traspariva dai preparativi del raduno parigino, avvertiva che il compito del futuro Congresso sarebbe stato quello di combinare una pace giusta e duratura e invitava i vescovi a far pregare perché vi si concretasse ‘quel gran dono di Dio ch’è la vera pace fondata sui principi cristiani’”. Nella “visione pontificia di una nuova sistemazione europea”, il “contenuto concreto” era “il rispetto della giustizia e dell’equità nei rapporti fra gli Stati e i popoli, la rinuncia alle compensazioni reciproche, il rispetto del naturale principio di nazionalità e delle legittime aspirazioni dei popoli, il giusto accesso ai beni materiali e alle vie di comunicazione a tutti, la riduzione degli armamenti, l’arbitrato come strumento pacifico di risoluzione dei conflitti”. “Significativamente – ha notato Parolin – il Pontefice preferì, anziché di giustizia, parlare di equità, ossia della giustizia animata dalla carità cristiana”.

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