Donne: Azizah al-Hibri (avvocato), “il pensiero ‘patriarcale’ radicato nel potere e non nel Corano è il peggiore nemico dell’islam”

“Oggi molti musulmani hanno una comprensione superficiale e approssimata dell’islam”. Lo spiega Azizah al-Hibri, avvocato, fondatrice e presidente della Karamah Foundation, ente che si batte per le donne musulmane e per i loro diritti, intervenendo al seminario “Women, Faith and Culture” in corso alla Farnesina per iniziativa della International Foundation for Interreligious and Intercultural Education (Ifiie). Presentata da p. Diego Sarriò Cucarella, rettore del Pisai (Pontifical Institute for Islamic and Arabic Studies), al-Hibri parla dell’esistenza di “una norma islamica che afferma che la legge cambia in base al tempo, al luogo e alle esigenze della gente, deve insomma adattarsi alle nuove culture, ma – chiarisce – non si basa sui principi coranici”. Per questo “oggi molti musulmani fanno fatica a distinguere tra i principi coranici e le pratiche sociali, pensano che anche queste ultime siano ispirate alla religione”. Un esempio “ne sono le mutilazioni genitali femminili, erroneamente considerate come prescritte dalla pratica musulmana mentre non hanno alcuna base giuridica nel Corano”. Si tratta, chiarisce al-Hibri di una pratica esercitata per diminuire per sempre la possibilità della donna di godere della propria sessualità anche dopo il matrimonio. Mentre l’unico limite che l’islam pone alla sessualità è che essa si svolga nell’ambito della coppia sposata”. Molte parole del Corano, prosegue, “non hanno il significato affidato loro dai giuristi. La cultura patriarcale spesso colpisce l’esegesi religiosa in materia di condizione della donna” ma “il pensiero patriarcale radicato nel potere, e non nel Corano, è il peggiore nemico dell’islam”. Per al-Hibri il Corano “deve essere avvicinato nella sua lingua originale, l’arabo, che va insegnato anche ai bambini. Occorre sostenere questa formazione fin da piccoli per armare i bambini contro le interpretazioni scorrette, false e manipolative della loro religione, a partire dai più poveri. Una formazione che dovrà essere portata avanti da doceti musulmane accreditate”.

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