Cure palliative: mons. Pegoraro (Pontificia Accademia vita), “oggi la forma più matura e avanzata di vicinanza e umanità e la Chiesa ne è ben consapevole”

“Quando parliamo di cure palliative intendiamo un modo completo ed integrale di farci carico della persona nella fase terminale dell’esistenza. La pratica clinica dice che le richieste di eutanasia sono spesso motivate dal dolore fisico e dal senso di disperazione e solitudine. Le cure palliative restituiscono dignità al malato, rispondono ai suoi bisogni e ai suoi problemi. Diffondere le cure palliative è la vera nuova frontiera di oggi. La via dell’eutanasia sembra più facile e serve a globalizzare l’indifferenza. Le Cure Palliative globalizzano l’umanizzazione e mettono al centro l’importanza dei rapporti e dell’alleanza tra il malato, gli operatori, la famiglia, in un circuito di comunicazione efficace”. Lo ha ribadito mons. Renzo Pegoraro, cancelliere della Pontificia Accademia per la vita, nell’intervento che ha tenuto stamattina a Murcia, in Spagna, in apertura del Congresso internazionale sulle cure palliative, organizzato dalla Università Cattolica San Antonio di Murcia e dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia. Mons. Pegoraro ha portato ai presenti i saluti di mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II.
Affrontando il tema “Fragilità e morte nella Dottrina della Chiesa”, mons. Pegoraro ha evidenziato che alla fine della vita “ogni intervento terapeutico deve mettere al centro il bene della persona, la sua dignità, il suo coinvolgimento attivo nelle decisioni che lo riguardano”. Il malato va preso in carico in modo “integrale”, fornendo supporto alla sua famiglia e nella consapevolezza dei “limiti” della condizione umana e della stessa medicina.
“Le cure palliative rappresentano oggi la forma più matura e avanzata di vicinanza e umanità e la Chiesa ne è ben consapevole – ha precisato -. Le ricerche dimostrano che le richieste di anticipare la morte sono spesso motivate da dolore, solitudine e disperazione e non dal desiderio dell’eutanasia. Le cure palliative restituiscono dignità al malato, lo aiutano nel controllo dei sintomi, lo aiutano nelle difficoltà relazionali ed emotive e nel processo di adattamento del malato e della sua famiglia nella fase terminale e delicata della vita. La morte non può venire evitata; va umanizzata nella vicinanza emotiva e nel sostegno”.

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