Messico: card. Robles (Cem), “rafforzare società civile”. Con il nuovo presidente López Obrador “rispetto”, “collaborazione” e “sana distanza”

È stato un messaggio a tutto campo quello che ha aperto ieri l’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale messicana (Cem). A pronunciarlo il card. José Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara, che dopo sei anni conclude con questa assemblea il suo servizio di presidente della Cem. L’Assemblea procederà infatti all’elezione dei propri nuovi organi direttivi.
Il card. Robles, nel suo intervento ha affrontato sia temi ecclesiali sia di carattere politico e sociale. Ha espresso “fedeltà” al Papa, “alla sua persona, al suo magistero, ai prudenti orientamenti pastorali”, evidenziando come l’episcopato del Messico sia stato esente da atteggiamenti di sfida al Santo Padre. Ha confermato l’adesione della Chiesa messicana alla “tolleranza zero” per casi di abuso nella Chiesa, come stabilito dalle linee guida approvate durante il triennio. Ha poi fatto cenno al Sinodo dei giovani, che ha portato alla Chiesa “una nuova coscienza che non si deve spegnere”.
Ampia parte della relazione è stata dedicata alla realtà politica e sociale, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo presidente della Repubblica, Andrés Manuel López Obrador.
“Oggi – ha riflettuto il porporato – abbiamo un governo con un grande potere, ma una società che in molte aree è ferita, fratturata e fragile. In altre parole, lo Stato da un lato è forte e dall’altro è debole. La Chiesa non ha una missione politico-partitica o politico-governativa. Tuttavia, la Dottrina sociale ci insegna come rafforzare il nostro popolo perché non sia una massa informe, ma piuttosto una comunità autentica, capace di essere un soggetto e non solo un oggetto di potere, in modo che possa ricostruire il tessuto sociale. I principi di solidarietà, sussidiarietà, bene comune e opzione per i poveri sono più validi che mai”.
In questo scenario, “il nostro principale contributo al rafforzamento della società nel contesto attuale è ‘essere-Chiesa’ nello stile di Gesù. Sì, le comunità di discepoli missionari costruiscono la Chiesa come comunione e la società come soggetto capace di partecipazione e riforma. In altre parole, una Chiesa convertita e solidale produce frutti che influenzano positivamente la vita sociale. Per questo, è necessario che ogni comunità di discepoli missionari, specialmente se integrata da fedeli laici, sia un generatore di società civile”.
In ogni caso, alle nuove autorità il card. Retes promette “rispetto” e “collaborazione”, unite però a una “sana distanza”, per “evitare cooptazioni indebite che alla lunga danneggiano sia lo Stato sia la Chiesa”.

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