Libia: Salem (Cairo institute human rights), “formare un comitato a guida Onu per ristrutturare società”. “Condizioni disumane” dei migranti nei centri

“Una delle ragioni della crisi in Libia è il fallimento delle istituzioni, dovuto alla presenza di gruppi armati, paramilitari e militari. Le dispute politiche si traducono in conflitti in cui sono coinvolti i civili, con minacce agli attivisti che cercano di denunciare le violazioni dei diritti umani”: lo ha raccontato oggi a Roma Karim Salem, ricercatore presso il Cairo institute for human rights studies, che sta monitorando la situazione libica, durante una conferenza stampa intitolata “Le verità scomode sugli accordi con la Libia e le sue milizie” convocata dall’Arci alla Camera dei deputati, negli stessi giorni in cui è in corso il summit di Palermo sulla Libia. Salem ha confermato le “condizioni disumane in cui vivono i migranti nei centri” e la presenza di “gruppi radicali dell’Isis, salafiti e delle truppe di Haftar che causano situazioni deplorevoli all’ovest e al sud della Libia”. A suo avviso per porre fine a questa situazione di “violenza infinita” iniziata nel 2012 dopo la fine della guerra “bisogna formare un comitato a guida Onu e fare in modo che le istituzioni libiche siano coinvolte rapidamente in un piano di ristrutturazione della società su scala nazionale”. Anche Riccardo Noury, di Amnesty international, ha ricordato la “tragica situazione dei migranti nelle carceri libiche”: “Si parla dell’80% dei migranti che non arrivano più sulle nostre coste, dimenticando di dire che le sofferenze in questi centri sono aumentate dell’80%”.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha infatti registrato 56.442 rifugiati e richiedenti asilo in Libia, 6.000 persone nei centri di detenzione ufficiali e 15.000 persone intercettate in mare dalla guardia costiera libica e riportate in Libia. “Ma non sappiamo quanti sono rinchiusi nei centri illegali gestiti dalle milizie – ha detto Noury -, dai quali si esce solo dopo aver subito torture, estorsioni e stupri”.  Inoltre, ha precisato, “nel luglio 2018 dovevano essere inaugurati un centro Unhcr per 1000 persone in Libia e un centro per 1500 persone in Niger ma le procedure sono lentissime. I Paesi europei hanno messo a disposizione 3886 posti per il reinsediamento ma solo 1140 rifugiati sono stati effettivamente reinsediati dalla Libia e dal Niger”. Paolo Pezzati, dell’Associazione Ong italiane, ha parlato di come parte dei fondi dell’Ue Trust fund vengano impiegati per il controllo delle frontiere anziché per contrastare le cause profonde delle migrazioni. L’avvocato Giulia Crescini, sta infatti curando per conto dell’Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) un ricorso al Tar del Lazio perché 2 miliardi e mezzo di euro, ossia una parte del Fondo Africa finanziato dal governo italiano sono stati utilizzati “per la messa in efficienza di 4 motovedette libiche anziché per gli scopi prefissi”.

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