Centenario prima guerra mondiale: p. Ardura, riflettere sulle “conseguenze” per “costruire oggi un mondo di pace”

“Proporre una visione panoramica delle conseguenze dalla guerra”: questo, ha spiegato padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, l’obiettivo principale del convegno internazionale di studi sul tema “Santa Sede e cattolici nel mondo postbellico (1918-1922), organizzato dall’Organismo Pontificio per il centenario della conclusione della prima guerra mondiale. “Cento anni dopo la fine del conflitto che ha insanguinato l’Europa, qualificato come ‘mondiale’ dato che parteciparono alla lotta anche numerosi soldati provenienti dalle colonie, dall’Africa all’Asia, è certamente venuto il tempo di riflettere non soltanto sulla fine delle ostilità, ma anche sulle conseguenze del conflitto e dei Trattati di pace”, ha affermato Ardura a proposito dell’importante appuntamento, che si svolgerà da domani al 16 novembre in due sedi distinte: i primi due giorni presso la Pontificia Università Lateranense e il terzo giorno presso l’Accademia di Ungheria di Via Giulia. “Cento anni dopo la fine della prima guerra mondiale – ha fatto notare Ardura – numerose sono le manifestazioni destinate a commemorare uno dei conflitti più sanguinosi della storia dell’Europa, le cui conseguenze sono tuttora ancora presenti sullo scenario europeo e medio orientale”. “Perché tornare su questi eventi?”, la domanda che si è posto il relatore: “Perché molte delle piaghe che fanno soffrire ancora oggi tantissime persone e popolazioni – la risposta – hanno origine nella conclusione della guerra e nelle trattative di pace”. “Basta evocare alcune delle conseguenze della guerra per capire l’attualità di ciò che è successo quasi un secolo fa, con i Trattati dei quali il più noto è quello di Versailles, del 28 giugno 1919”, ha proseguito l’esperto: “Scompaiono tre grandi imperi dopo la caduta della Russia zarista nel 1917: il Reich tedesco creato proprio a Versailles nel 1871, l’Impero Austroungarico, impero cattolico per antonomasia, l’Impero Ottomano che copriva una vasta area, dai Balcani al Vicino Oriente. Nascono alcuni nuovi Stati con nuove frontiere: Ungheria, Turchia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Repubbliche baltiche, mentre la Polonia che si era mantenuta grazie alla sua cultura, alla sua lingua e alla sua religione, torna ad essere uno Stato. La Germania perde le sue colonie che sono cedute ai vincitori, la Francia e la Gran Bretagna. Il Vicino Oriente è affidato dalla Società delle Nazioni ai mandati di Francia e Gran Bretagna: Siria, Libano, Palestina e Transgiordania, Iraq, con i risultati che conosciamo”. “La guerra ha fatto quasi 9 milioni di vittime, 6 milioni di invalidi, 4 milioni di vedove e 8 milioni di orfani”, ha ricordato Ardura: “Nella nuova situazione creatasi, nuove sfide si offrono alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica – una Santa Sede, va rammentato, impedita di partecipare al negoziato di pace dalla irrisolta ‘Questione Romana’, e posta di fronte alle questioni nate dai cambiamenti dei confini, dai cambiamenti di nazionalità sulle colonie tedesche africane, e dalle esacerbate nazionalità”. L’auspicio del convegno, quindi, “è che lo studio delle conseguenze di questo primo conflitto mondiale apra vie nuove di riflessione per alimentare non soltanto le nostre conoscenze di un passato ormai centenario, ma ancora per offrire nuovi spunti di riflessione utili per costruire oggi un mondo di pace, di serenità e di armoniosa convivenza umana”.

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