Agricoltura: don Bignami (Cei), “può essere un grande strumento di inclusione sociale”

“Aumenta il numero delle persone escluse dal sistema produttivo, anche in campo agricolo, perché la biodiversità negata è diventata un grande limite. Nel mondo ci sono contadini cacciati dalle loro terre per fare posto a distese di monocolture. La specificità del rapporto con la terra viene considerata inutile in nome della quantità. Si generano così vite di scarto. L’agricoltura, in questo senso, può essere un grande strumento di inclusione sociale”. Lo dice don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e lavoro e dell’Apostolato del mare, in un’intervista al Sir all’indomani della 68ª Giornata nazionale del Ringraziamento. Don Bignami ricorda che “mentre trenta o quarant’anni fa l’andamento era quello di abbandonare i campi e l’agricoltura veniva vista come un lavoro antico, negli ultimi tempi si sono formate nuove figure e nuove capacità imprenditoriali grazie all’attenzione maturata nei confronti della qualità. I giovani oggi possono guardare all’agricoltura in una prospettiva di futuro.
Senza agricoltura, siamo più poveri e abbiamo meno capacità di custodirci”.

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