Tav: a Torino 30mila in piazza per dire “sì”. Appendino, “pronta ad ascoltare tutti”

Circa 25mila per la Questura, oltre 30mila per gli organizzatori. Ma la cifra esatta conta poco. Il fatto vero è che questa mattina a Torino in piazza Castello – nel cuore storico e politico del capoluogo piemontese -, decine di migliaia di persone si sono ritrovate per dire “basta ai no” e cioè “Sì alla Tav”, come ad una serie di politiche per lo sviluppo della città ma più in generale del territorio e dell’Italia. Si è tratta di una manifestazione “garbata e pacifica” come era nelle intenzioni degli organizzatori, ma certamente molto forte nei confronti della politica dei partiti e delle Istituzioni. All’incontro nella piazza hanno preso infatti parte non solo pressoché tutte le rappresentanze della società civile, dell’economia, del lavoro, della cooperazione degli ordini professionali, ma soprattutto migliaia di cittadini di ogni genere, che hanno rappresentato anche visivamente la volontà della città. Pochi interventi dal palco mobile e chiusura con le note dell’inno di Mameli cantato dalla piazza. Un evento al quale – al di là delle polemiche politiche -, ha risposta in prima persona la sindaca Chiara Appendino che ha quasi in contemporanea spiegato: “Oggi, in piazza Castello sono state sollevate delle critiche, che accolgo, ma c’erano anche molte energie positive. Sono stati proposti alcuni punti per il futuro della Città che sono in buona parte condivisibili, anche perché rispecchiano ciò che come Amministrazione abbiamo fatto fino ad oggi e ancora intendiamo fare nei due anni e mezzo di mandato che abbiamo davanti a noi. Sono pronta a discuterne già dalla settimana prossima”.

A margine della manifestazione una delegazione delle 33 sigle del mondo dell’economia e della produzione torinese hanno avuto un incontro con il prefetto, Claudio Palomba, al quale è stata consegnata una lettera indirizzata al Governo con alcune precise richieste nei confronti della Tav. Prima di tutto di “procedere speditamente nell’avanzamento dell’opera”, poi di fare parte delle nuove valutazioni in corso anche un rappresentante del territorio “espressione delle Forze Economiche e Sociali”, infine di continuare a far lavorare l’Osservatorio sulla Torino Lione messo in forse dal Governo.

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