Educazione: card. De Donatis, “no a pastorale giovanile del ‘fare’, sì a quella delle relazioni”

“Non preoccupiamoci di una pastorale giovanile del ‘fare’, ma delle relazioni, senza avere fretta di ottenere dei risultati”. È l’indicazione che arriva dal card. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, che, intervenendo oggi alla presentazione del libro “Il futuro della fede. Nell’educazione dei giovani la Chiesa di domani”, a cura di Paola Bignardi e Rita Bichi, edito da Vita e Pensiero, si è soffermato su ruolo degli educatori nel contesto attuale. Parafrasando il brano delle nozze di Cana, il card. De Donatis ha sottolineato che “spesso manca il vino dell’integrità, mentre i giovani chiedono uomini e donne autentici”. Non solo: capita che siano vuote “l’anfora delle relazioni e questo tocca lo stile ecclesiale” e “l’anfora del tempo, quando invece c’è bisogno di gustare”. Secondo il cardinale vicario poi occorre riempire “l’anfora della formazione: formarsi – ha precisato – non significa solo acquisire competenze e tecniche, ma decidere di convertirci sul serio, perché la formazione richiede un lavoro su se stessi”. In quest’ottica, ha aggiunto, “la pastorale giovanile non è rispondere a cosa facciamo oggi con i ragazzi, ma a dove mi trovo come educatore e come posso portare il Vangelo ai ragazzi”.

Al giorno d’oggi, “sono decisivi educatori che vivano in relazione con il Signore, che sappiano mettere la loro vita sotto l’azione Spirito, che sappiano cioè riempire l’anfora della preghiera”. Infine, ha osservato il card. De Donatis, “bisogna riempire l’anfora dell’ascolto, senza ridurlo ad un sondaggio e cadere nel tranello che basti fare un’inchiesta sui giovani per ascoltare”. “L’ascolto – ha rilevato – nasce dentro le comunità, dal di dentro, è un atteggiamento interiore prima che un’azione da compiere: serve cioè un’attenzione corale di una comunità verso le nuove generazioni”.
Al netto dunque “delle possibilità di bene presenti in tante parrocchie e nelle associazioni”, è sempre più necessario “non isolare i giovani, narrare più che tramettere e gustare più che consumare”.

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