Lettonia: dalle urne affermazione per filorussi ed euroscettici, disfatta per le forze attualmente al governo

Anche in Lettonia le elezioni parlamentari sparigliano: dopo il voto del 6 ottobre, l’unico partito ad aver conservato i seggi che occupava nella precedente legislatura al Seimas, è il partito socialdemocratico Armonia (19.80% dei consensi, 23 seggi, 1 in meno rispetto al 2014), definito filo-russo e molto centrato sulla porzione di origini russe della popolazione lettone. La grande batosta l’hanno subita i partiti della coalizione attualmente al governo, il partito dei verdi e degli agricoltori che è crollato al 9,91% dei consensi (circa -10% rispetto al 2014) così come Nuova unità 6,69%, Venotiba, che nel 2014 aveva convinto il 23% degli elettori. A guadagnare voti è stato il partito anti-establishment di destra KPV LV al 14.25% (con 16 seggi), nato nel 2016. La sigla sta per “a chi appartiene la Lettonia?”. Questo è uno dei volti lettoni del populismo. Una impennata di consensi l’ha avuto anche il Nuovo partito conservatore che entra al Seimas con il 13,59% dei consensi e 16 seggi (aveva avuto meno dell’1% di voti nel 2014). Segue il partito di aspirazione europeista AP! nato lo scorso aprile dalla fusione di “Per lo sviluppo” e “per l’informazione”, che ha raccolto il 12,04% dei voti e avrà 13 seggi. Segue poi Alleanza nazionale all’ 11,01%, altro partito in calo rispetto al suo 16% del 2014. Alle urne è andato il 54,60% dei lettoni. Il presidente Raimonds Vējonis ha dato due settimane di tempo per pensare al nome di un premier. In un tweet dopo il voto ha scritto che la sua “posizione chiara” è quella di “non cambiare la politica estera avuta dalla Lettonia fino ad oggi, e di continuare a rafforzare la sicurezza nazionale, la disponibilità a fare un bilancio dello stato equilibrato e di continuare la riforma della società lettone, nonché rafforzare lo stato di diritto”.

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