Migranti: avviato nella diocesi di Oppido-Palmi il progetto “A casa lontano da casa”

Bacary ha 22 anni, viene dal Mali e per un po’ di tempo è stato ospite di una struttura. Prince, originario della Costa d’Avorio, ha vissuto invece nella tendopoli di San Ferdinando, nella zona industriale alle spalle del porto di Gioia Tauro. Entrambi sono arrivati con un barcone, ma oggi sono pronti ad iniziare la loro avventura professionale: uno in un’impresa edile e l’altro in una falegnameria. Per sei mesi infatti beneficeranno della “borsa lavoro” assegnata grazie al progetto “A casa lontano da casa”, promosso dall’associazione Stella Maris di Gioia Tauro, nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, nell’ambito della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”. “Entrambi avranno uno stipendio e potranno abitare nella casa che è stata messa a loro disposizione. Saranno spesati dei costi delle utenze, ma dovranno pensare alla gestione ordinaria”, spiega Walter Tripodi, presidente della Stella Maris, evidenziando che “l’opportunità offerta dal progetto ha un valore educativo e vuole essere un trampolino di lancio perché questi giovani possano formarsi, impegnarsi per trasformare il contratto iniziale in un’assunzione definitiva, rendersi quindi autonomi e integrarsi nella comunità”. Non dunque un’attività di tipo assistenzialistico, ma un “input” per costruirsi un futuro dignitoso.  Per venire incontro alle esigenze di base dei migranti che lavorano come braccianti agricoli inoltre sono stati istituiti un servizio navetta che, tre volte alla settimana, collega la tendopoli a Rosarno e a Gioia Tauro e avviato un taxi gratuito per permettere di raggiungere l’unico comune che rilascia le tessere fiscali e sanitarie.

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