Aldo Moro: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), “Montini ha fatto di tutto per salvare Moro”

“Papa Montini ha fatto di tutto per salvare Moro”. Lo ha affermato questo pomeriggio padre Francesco Occhetta, gesuita e scrittore de “La Civiltà Cattolica”, intervenendo nella sala Koch del Senato della Repubblica alla presentazione del libro “Moro, il caso non è chiuso. La verità non detta” (Edizioni Lindau). “Un libro – ha evidenziato – che spariglia le carte del mazzo che abbiamo in mano, non solo dal punto della verità giudiziaria” ma perché “ci porta in una prospettiva nuova”. Nel volume “sono tre i capitoli” nei quali “si approfondisce il ruolo della Chiesa” durante il sequestro Moro, “un ruolo in chiaro e a volte in scuro – ha osservato Occhetta – quando la penna sceglie di prediligere la cronaca giornalistica alla ricostruzione storica”. “A questo proposito – ha proseguito – dobbiamo a Papa Bergoglio una nuova spinta alle nuove indagini della Commissione Moro 2 che per esempio hanno permesso all’allora nunzio apostolico in Inghilterra, mons. Antonello Mennini, di ritornare a testimoniare”. Il gesuita ha invitato “a distinguere e discernere, perché ci sono elementi critici che vanno valutati e separati dagli elementi storici”. Per padre Occhetta, poi, “fare verità è per un Paese, per noi, fare memoria. È includere quel 65% di ragazzi che non sanno chi era Moro, perché sappiano che la pace e la giustizia in cui stanno vivendo è grazie anche al sacrificio della sua vita”. Il gesuita si è poi soffermato sulla “trattativa vaticana” per salvare Moro. “Montini – ha evidenziato – ha fatto tutto per salvare il suo amico Moro. Per molti anni il Vaticano ha mantenuto il più stretto riserbo sulle azioni di Papa Montini, forse anche per questo è stato accusato di debolezza e immobilismo, ma documenti inediti e le rivelazioni di questi decenni svelano un Paolo VI attivo pronto a fare svelare tutta la sua influenza”. Di Moro, “l’immagine che la mia generazione porta nel cuore è il suo corpo sacrificato come un agnello”. “Davanti a questa immagine – ha aggiunto – rimane la nostra responsabilità di concepire la giustizia come vendetta o come modello riparativo. Questa seconda strada – ha spiegato Occhetta – ce l’ha insegnata silenziosamente Agnese Moro che dopo mesi di incontri con alcuni brigatisti di quel tempo sta facendo un cammino di verità fino a pregare sulla tomba del padre con alcuni di loro”. “È una direzione verso cui fare verità, è un seme culturale, ma anche l’inizio di nuove forme di verità epistemologica e sociale”, ha evidenziato il gesuita. Secondo padre Occhetta, “Moro lascia due cose alla vita politica e a chi fa politica: il curare la dimensione culturale, cioè studiare e fare sacrificio perché non ci si può inventare; e poi il garantire con la testimonianza che le cose che si dicono si possono vivere in coerenza”.

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