Papa Francesco: discorso apertura Sinodo, dialogo per “aprirsi alla novità”. “Discernimento non è slogan pubblicitario”. Chiesa “in debito di ascolto” dei giovani

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Al coraggio del parlare deve corrispondere l’umiltà dell’ascoltare”. È la seconda indicazione contenuta nel discorso del Papa alla prima Congregazione generale del Sinodo sui giovani. L'”ascolto aperto” invocato da Francesco “richiede coraggio nel prendere la parola e nel farsi voce di tanti giovani del mondo che non sono presenti”: “È questo ascolto che apre lo spazio al dialogo. Il Sinodo dev’essere un esercizio di dialogo, anzitutto tra quanti vi partecipano. E il primo frutto di questo dialogo è che ciascuno si apra alla novità, a modificare la propria opinione grazie a quanto ha ascoltato dagli altri. Questo è importante per il Sinodo”. Non sono mancati consigli pratici dispensati dal Papa ai giovani che partecipano al Sinodo: “Molti di voi hanno già preparato il loro intervento prima di venire – e vi ringrazio per questo lavoro –, ma vi invito a sentirvi liberi di considerare quanto avete preparato come una bozza provvisoria aperta alle eventuali integrazioni e modifiche che il cammino sinodale potrebbe suggerire a ciascuno. Sentiamoci liberi di accogliere e comprendere gli altri e quindi di cambiare le nostre convinzioni e posizioni: è segno di grande maturità umana e spirituale”. “Il Sinodo è un esercizio ecclesiale di discernimento”, ha proseguito Francesco: “Franchezza nel parlare e apertura nell’ascoltare sono fondamentali affinché il Sinodo sia un processo di discernimento”. “Il discernimento non è uno slogan pubblicitario, non è una tecnica organizzativa, e neppure una moda di questo pontificato, ma un atteggiamento interiore che si radica in un atto di fede”, ha precisato il Papa: “Il discernimento è il metodo e al tempo stesso l’obiettivo che ci proponiamo: esso si fonda sulla convinzione che Dio è all’opera nella storia del mondo, negli eventi della vita, nelle persone che incontro e che mi parlano”. Di qui la necessità di “metterci in ascolto di ciò che lo Spirito ci suggerisce, con modalità e in direzioni spesso imprevedibili”, perché “il discernimento ha bisogno di spazi e di tempi”. Per la modalità dei lavori, Francesco ha fatto una proposta ben precisa: “Dispongo che durante i lavori, in assemblea plenaria e nei gruppi, ogni 5 interventi si osservi un momento di silenzio – circa tre minuti – per permettere ad ognuno di prestare attenzione alle risonanze che le cose ascoltate suscitano nel suo cuore, per andare in profondità e cogliere ciò che colpisce di più. Questa attenzione all’interiorità è la chiave per compiere il percorso del riconoscere, interpretare e scegliere”. “Siamo segno di una Chiesa in ascolto e in cammino”, ha ricordato Francesco: “L’atteggiamento di ascolto non può limitarsi alle parole che ci scambieremo nei lavori sinodali. Il cammino di preparazione a questo momento ha evidenziato una Chiesa ‘in debito di ascolto’ anche nei confronti dei giovani, che spesso dalla Chiesa si sentono non compresi nella loro originalità e quindi non accolti per quello che sono veramente, e talvolta persino respinti. Questo Sinodo ha l’opportunità, il compito e il dovere di essere segno della Chiesa che si mette davvero in ascolto, che si lascia interpellare dalle istanze di coloro che incontra, che non ha sempre una risposta preconfezionata già pronta. Una Chiesa che non ascolta si mostra chiusa alla novità, chiusa alle sorprese di Dio, e non potrà risultare credibile, in particolare per i giovani, che inevitabilmente si allontaneranno anziché avvicinarsi”.

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