Funerali mons. Ronchi: mons. Cancian (Città di Castello), “una persona solare, buona, con il sorriso in volto, accogliente. Ho imparato tanto da lui”

“Abbiamo abitato insieme per circa nove anni. Posso dire con sincerità che rifarei questa scelta, anche se all’inizio non sembrava la migliore. Ho scoperto un padre, un fratello, un amico. Ho imparato tanto da lui”. Questo il ricordo più personale che il vescovo di Città di Castello, mons. Domenico Cancian, ha condiviso durante i funerali di mons. Pellegrino Tomaso Ronchi, vescovo emerito della diocesi, scomparso mercoledì a 88 anni. Nell’omelia, mons. Cancian ha tratteggiato la figura del suo predecessore ricordandolo come “una persona solare, buona, con il sorriso in volto, accogliente. Dotato di intelligenza intuitiva che si coglieva dagli occhi penetranti e dalla battuta facile, gioiosa e non raramente ironica, carica di humour”. Nel ministero di mons. Ronchi gli anni trascorsi come missionario in India e in Etiopia, poi l’incarico come rettore maggiore del Pontificio Collegio internazionale De Propaganda Fide a Roma, dal 1972 al 1985, duranti il quale “aiuta migliaia di sacerdoti di tutto il mondo arrivati a Roma per gli studi”. “Padre Pellegrino – ha sottolineato Cancian – è ricordato come l’uomo amabile, padre, fratello e amico”. Consacrato vescovo da Giovanni Paolo II, Ronchi è stato prima vescovo a Santa Rufina e poi a Città di Castello: “Nella nostra diocesi si è distinto per il suo tratto diretto, semplice e familiare con tutti”. “La città lo ricorda a passeggio per le strade e le piazze, anche giocando a bocce (l’unico sport che gli piaceva), abbracciando tutti, distribuendo sorrisi, corone e caramelle”, ha evidenziato Cancian, aggiungendo che “il suo magistero è stato chiaro, semplice, biblico, ecclesiale”. “Durante il suo episcopato ha realizzato numerose opere tra cui il museo diocesano, la biblioteca e la radicale ristrutturazione dell’episcopio” e “si è dedicato con tutte le sue forze a portare a compimento il processo per la beatificazione del vescovo Carlo Liviero”. “In questi giorni ho sentito tante belle testimonianze. Ho visto gente piangere… anch’io”, ha rivelato mons. Cancian.
Al termine dei funerali, la salma di mons. Ronchi è stata tumulata nella cripta della cattedrale di Città di Castello.

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