Sinodo 2018: mons. Fisichella, “Pietro è un generoso”, ma “ci vorranno 30 anni per dare tutto se stesso”

foto SIR/Marco Calvarese

Pietro “è un generoso, si fida di Gesù anche se non l’aveva mai visto prima, anche se non lo conosceva”. Lo ha detto mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che ha tenuto l’omelia della Messa presieduta dal card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, nella basilica di San Pietro, in occasione del “Pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro percorrendo la via Francigena”, organizzato oggi dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Nell’omelia mons. Fisichella ha ripercorso la biografia di quello che sarebbe diventato il primo papa, alla presenza di Papa Francesco. Il Pietro che dice a Gesù “sulla tua parola io getterò la rete”, ha sottolineato Fisichella, “era stanco, era deluso, ma non ha detto a Gesù: ‘Tu pensa a fare il falegname, io sono il pescatore’. Anche se non l’aveva mai visto prima, anche se non lo conosceva, si fida di Gesù”. “Pietro lentamente capisce che deve fidarsi, che ha bisogno della grazia di Dio”, ha proseguito Fisichella: “Lo ripetiamo anche noi: senza la tua luce non c’è niente di noi. Ma appena Pietro vede che fidarsi di Gesù porta frutto, che la pesca è andata bene, prende consapevolezza ancora di più di chi lui è: ‘Allontanati da me che sono un peccatore’. ‘Allontanati da me, che sono indegno’. Eppure Gesù ha un altro piano: ‘Pietro, non temere, io ti farò pescatore di uomini’. Continua ad avere fiducia in me, ad essere accanto a me, non mi abbandonare”.
“Scopriamo un Pietro dal carattere generoso, come è tipico della nostra giovinezza”, ha commentato Fisichella: “Pietro è un generoso, lascia tutto e segue Gesù. Non dubita, non ci sono indugi per lui, segue il maestro. E questa generosità la ritroviamo per tutti e tre gli anni” della vita pubblica di Gesù. “Passo dopo passo Pietro deve capire che non è lui che si salva, ma è Gesù, è Dio che lo salva”, ha fatto notare Fisichella citando il capitolo 21 del Vangelo di Giovanni. La seconda chiamata di Gesù, che per due volte chiede a Pietro “Mi ami?” e la terza “Mi vuoi bene?”, “è la chiamata all’amore, a dare tutto, non solo a lasciare, ma a dare tutto se stesso”, ha detto Fisichella: “Ma Pietro non è ancora capace. Passeranno trent’anni e dopo trent’anni Pietro, in quel momento, sì, piegherà le ginocchia davanti a Dio. Pietro, adesso, è disponibile ed è capace a dare tutto se stesso. Questo è il dono del martirio: nessuno ti toglie la vita, la dono da me stesso. Ci vorranno trent’anni. Dio ha pazienza con noi, i suoi tempi non sono i nostri tempi, ci viene incontro quando Lui ha deciso. E deve trovare un cuore aperto. Qui Pietro dà la sua vita, qui la sua professione di fede deve diventare anche la nostra”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa