Consulta su caso Cappato: MpV, “decisione deludente. Non è vero che manca un bilanciamento”

Il Movimento per la vita italiano trova “deludente la decisione di non decidere espressa dalla Consulta sul caso Cappato”. In una nota il Mpv spiega che il rinvio dell’esame al settembre 2019 “rimandando la palla al Parlamento – dove già fremono iniziative a favore dell’eutanasia e del suicidio assistito – ha un sapore pilatesco” e, nello stesso tempo, sostiene “istanze che premono per una normativa che introduce il preteso ‘diritto alla morte’”.
Un “colpo basso” si legge, “che non fa altro che legittimare la cultura radicale a legiferare in maniera mortifera”. Per il Movimento “non ci sono vuoti da colmare e non è vero che manca un bilanciamento”, stante che nella “pur discutibile legge sulle Dat il bilanciamento è già trovato”.
“Con il caso Cappato – rilevano dal MpV – si vuole in realtà introdurre il principio della liceità giuridica di cagionare la morte su richiesta da parte di malati e disabili. Nulla a che vedere con il rifiuto/rinuncia alle cure e con il rifiuto di accanimento terapeutico”.
Alla base, si denuncia, “c’è il criterio dell’efficienza produttiva, secondo cui una vita irrimediabilmente inabile non ha più alcun valore”.
Per questo, conclude la nota, è necessario che “le forze parlamentari che hanno a cuore le persone malate o disabili e le loro famiglie contrastino questa mentalità eutanasica” e, contestualmente, si lancia un appello “alle associazioni e ai movimenti di ispirazione cristiana a mobilitarsi uniti perché lo sguardo della società su malati e disabili sia uno sguardo pieno di tenerezza, sempre pronto a riconoscere il valore della persona anche nelle condizioni di estrema dipendenza dagli altri”.

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