Pace: Martinez, “il mondo, oggi più che mai, guarda alle religioni con un’attesa specifica”

“Sul terreno della pace quale somma aspirazione dell’umanità si può misurare il nostro impegno di fraternità: il mondo, oggi più che mai, guarda alle religioni con un’attesa specifica in ordine alla pace”. È intervenuto così Salvatore Martinez, presidente della Fondazione Vaticana “Centro internazionale Famiglia di Nazareth”, prendendo parte stamane alla “Conferenza sulla lotta all’intolleranza e alla discriminazione, con particolare attenzione alla discriminazione basata sulla religione o il credo: verso una risposta globale nella regione dell’Osce”, in corso a Roma e organizzata da Odihr (Office for Democratic Institutions and Human Rights) e dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.
In qualità di rappresentante personale della Presidenza italiana in esercizio Osce 2018, con delega alla “Lotta al razzismo, xenofobia, intolleranza e discriminazione dei cristiani e dei membri di altre religioni”, Martinez ha esordito sottolineando l’intento di “dare voce a chi spesso non ha voce e chiede di essere ascoltato, nel rispetto della propria dignità”, in un contesto storico dove “la drammatica crisi antropologica è effetto di una profonda crisi spirituale” e “molti pensano che la soluzione sia escludere Dio dalla storia umana, o limitare il ruolo delle religioni e l’osservanza di una vera fede da parte di popoli e comunità”. “Viviamo, all’inizio del Terzo Millennio, una stagione di ‘mutua fecondazione delle culture’: essa è in sé una ‘contaminazione salutare’ – ha sottolineato – ma c’è una debolezza che il passato non ha conosciuto e con la quale dobbiamo fare i conti: l’indebolimento dell’identità e della coscienza religiosa che attraversa tanto le religioni, quanto la vita della gente e anche i decisori politici chiamati a disciplinare questo fenomeno”. Mentre assistiamo “a una ‘relativizzazione delle culture’, come effetto di una globalizzazione spesso irrispettosa dei diritti umani, la sfida della libertà religiosa e del rispetto della dignità integrale e trascendente dell’uomo a fondamento di ogni diritto umano torna prepotente sulla scena di questo nostro mondo”, ha aggiunto Martinez, chiarendo che, proprio in occasione del settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che si celebra quest’anno, “è opportuno ricordare che la promozione e protezione dei diritti umani è materia di prioritaria importanza per la comunità internazionale”. Difatti, “fondamento e fine dell’ordine sociale è la persona umana, come soggetto di diritti inalienabili: nulla e nessuno può distruggerli, nessuna costrizione esterna può annientarli, poiché essi hanno radice in ciò che vi è di più profondamente umano”.
Sulla base di questi presupposti, “la libertà è la prerogativa più nobile dell’uomo, senza libertà gli atti umani sono svuotati, sprovvisti di valore” e “gli Stati non possono rivendicare una competenza, diretta o indiretta, sulle convinzioni religiose delle persone, né possono arrogarsi il diritto di imporre o di impedire la professione e la pratica pubblica della religione di una persona o di una comunità. In tale materia è dovere delle autorità civili assicurare che i diritti dei singoli e delle comunità siano ugualmente rispettati, e salvaguardare, in pari tempo, il giusto ordine pubblico”.

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