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Honduras: i vescovi sull’esodo dei migranti, “garantire i diritti umani di quanti sono in cammino”

“La soluzione non è chiedere loro di tornare, la soluzione la troveremo nell’aprire opportunità permanenti per la loro realizzazione personale e familiare, creando possibilità di lavoro per tutti. Ora è il momento di cercare corridoi umanitari per la popolazione che cammina in carovana, però è anche l’ora che con il Governo, il settore finanziario e imprenditoriale, i lavoratori e i contadini, la società in generale intraprendiamo insieme il compito di stabilire un nuovo patto sociale”, per trovare una definitiva soluzione a questo “dramma sociale” che si verifica in Honduras. È questo uno dei passaggi più forti del comunicato diffuso sabato 20 ottobre dalla Conferenza episcopale honduregna (Ceh), in riferimento all’esodo di migliaia di migranti che stanno simultaneamente cercando di raggiungere gli Stati Uniti camminando in carovana attraverso il Guatemala e il Messico. Nel documento i vescovi chiedono ai Paesi fratelli “che si rispettino i loro diritti fondamentali e che siano aiutati per motivi umanitari”. La Chiesa honduregna – si legge nella nota – “riconosce il diritto umano di ciascuna persona a una vita degna e allo sviluppo personale, familiare e comunitario. È dovere dello Stato honduregno quello di garantire ai suoi cittadini i mezzi per provvedere alle necessità di base, che sono: un lavoro degno, stabile e ben retribuito, la salute, l’educazione, la casa”. Il fenomeno migratorio si verifica, riflettono i vescovi, quando non esistono queste condizioni. Del resto, nel comunicato si fa notare che il fenomeno migratorio dall’Honduras esiste da tempo: “Quante centinaia di honduregni sono partiti individualmente tutti gli anni e quanti sono tornati dal Messico e dagli Stati Uniti! Siamo stati sordi davanti alle grida per gli abusi e le violazioni dei loro diritti durante questa rotta e siamo stati ciechi nel non vedere questa realtà. Abbiamo preferito rallegrarci per l’arrivo delle rimesse, come se questa fosse una soluzione ai nostri problemi interni”. La novità sta dunque nel fatto che ora questo si è trasformato in un fenomeno di massa. Per i vescovi, non è questo il momento di incolpare il Governo o i partiti, “la responsabilità è comune”. Tuttavia coloro che hanno governato di recente “non hanno ben operato”. Nella seconda parte del documento, la Ceh auspica che i Paesi più sviluppati, a partire dagli Stati Uniti, cessino di favorire la xenofobia e di condannare i migranti come fossero dei criminali”. Un forte ringraziamento viene rivolto ai Paesi fratelli e ai popoli di Guatemala e Messico. Un ringraziamento che riguarda, in particolare, le Conferenze episcopali e le singole diocesi interessate, in particolare gli operatori della Pastorale della Mobilità umana.

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