Yemen: Save the Children, “alcune donne incinte e bambini malati arrivano così tardi in ospedale che non siamo in grado di salvarli”

Ospedale di Abs (Foto: Save the Children)

“Molti pazienti arrivano troppo tardi in ospedale. Alcune donne incinte e bambini malati arrivano così tardi che non siamo in grado di salvarli. Al di fuori della città di Abs, praticamente nessuna donna riceve cure prenatali perché il servizio è inesistente o inefficace. Arrivano con problematiche che potrebbero essere prevenute, come l’eclampsia e la pre-eclampsia, ma che possono essere entrambe fatali per la madre. Fornendo un’assistenza prenatale adeguata e garantendo un parto sicuro, è possibile ridurre il rischio di complicazioni sia per le madri sia per i neonati”. È quanto denuncia Gisela Vallès, responsabile dell’équipe medica dell’ospedale di Medici senza frontiere (Msf) ad Abs, capitale dell’omonimo distretto nel nord dello Yemen, in un’intervista diffusa oggi dall’Ong.
“Il nostro ospedale ad Abs riceve feriti di guerra su base quotidiana”, spiega la responsabile, aggiungendo che “tra agosto e settembre abbiamo ricevuto 362 feriti, oltre il 40% di tutti i pazienti trattati nel 2018 in questa struttura”. “Molti sono civili che rimangono intrappolati nel fuoco incrociato di attacchi aerei e missili. L’intensificazione degli scontri a circa 50 chilometri a nord di Abs, nell’area di Beni Hassan vicino al confine con l’Arabia Saudita, ha provocato una massiccia nuova ondata di sfollati. Dal mese di agosto, circa 20.000 persone si sono trasferite in altre parti della regione, unendosi a migliaia di altre persone fuggite dai precedenti combattimenti”.
“A settembre – prosegue Vallès –, 153 pazienti provenienti da altre parti della regione sono stati diretti all’ospedale di Abs, il 50% in più rispetto ad agosto, mentre a luglio la situazione era più stabile. La previsione è che nel prossimo futuro ci saranno molti più pazienti mentre le ostilità si intensificheranno”. “Il peggioramento degli scontri sta minando la capacità delle Ong sul campo di fornire soccorso, acqua e servizi igienico-sanitari, cibo e altro ancora”, rileva Vallès, sottolineando come “l’impatto della guerra sul deterioramento del sistema sanitario sta incidendo sempre di più anche sulla copertura vaccinale”.

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