Sinodo 2018: creare “un ufficio in Vaticano” per mettere in rete le diverse esperienze di “pastorale digitale”

foto SIR/Marco Calvarese

Creare “un ufficio speciale”, in Vaticano, per mettere in rete “tutte le esperienze che vengono messe in atto nel mondo per raggiungere i giovani tramite il mondo digitale”. A proporlo è stato mons. Joseph Naffah, vescovo ausiliare di Joubbé, Sarba e Jounieh dei Maroniti, in Libano, durante il briefing sul Sinodo dei vescovi sui giovani, svoltasi oggi presso la Sala Stampa della Santa Sede. Il presule è partito dalla sua esperienza di vescovo maronita in Libano, e dal nuovo progetto per contattare “on line” i giovani libanesi “sparsi ai quattro confini del mondo, perché costretti a lasciare i loro paesi e le loro città per trovare un posto tranquillo dove vivere la loro vita”. “Noi siamo una Chiesa di speranza, stiamo lottando e consideriamo questa lotta un’occasione per testimoniare la fede soprattutto nei momenti difficili”, ha detto il vescovo a proposito della realtà del Medio Oriente, alle prese “con un periodo difficilissimo, ma anche di grazia, in cui i giovani testimoniano la loro fede in situazioni critiche, arrivando fino al martirio”. Il nuovo progetto digitale portato avanti in Libano si è concretizzato nella costituzione di un Istituto di scienze religiose “on line”, arrivato ormai al quinto anno consecutivo. “Abbiamo cominciato con pochissimi studenti, e ora siamo a 550 studenti sparsi in tutto il mondo”, ha raccontato mons. Naffah, spiegando che la lingua scelta è l’arabo, “perché non c’è una lingua europea che possa radunare tutti i giovani del Medio Oriente”. Tra i partecipanti all’iniziativa, anche alcuni giovani carcerati, che “hanno voluto fare un cammino nuovo nella loro vita” utilizzando proprio le potenzialità della rete. Le stesse che hanno permesso anche ad un giovane completamente paralitico, in grado di utilizzare solo due pollici, di “comunicare con tutto il mondo”. “Prima la mia vita era dentro ad un lettino, ora mi trovo nello spazio del mondo”, ha commentato quest’ultimo, secondo quanto ha riferito il vescovo. “Ho proposto al Santo Padre che ci sia un Ufficio speciale che metta insieme le diverse esperienze di pastorale digitale nei differenti Paesi, come in Francia, in Italia, negli Usa”, ha reso noto il padre sinodale: “La pastorale digitale è la nuova agorà del terzo millennio, e la Chiesa è chiamata ad essere fortemente presente in questo mondo”. Più che “creare una piattaforma della Chiesa”, ha puntualizzato Naffah, “bisognerebbe andare in tutte le piattaforme seguite dalla gente”. “Bisogna dare un riconoscimento ufficiale a quei siti che portano una vera posizione della Chiesa cattolica”, ha proseguito il vescovo maronita. La procedura ipotizzata è quella di una richiesta da inoltrare all’ufficio vaticano preposto, il quale, una volta verificata la “cattolicità” dei contenuti digitali possa rilasciare un “logo” di autenticità “riguardo al vero messaggio della Chiesa”. “È urgente imparare ad abitare il mondo digitale”, ha affermato anche padre Valdir José De Castro, superiore generale della Società di San Paolo: “L’ambiente digitale è un campo imprescindibile dell’evangelizzazione, e occorre adottare uno ‘stile cristiano’ in esso, che non si esaurisce soltanto nell’inserire sul web contenuti dichiaratamente cattolici”. “Libertà, prudenza, responsabilità”: sono le tre caratteristiche che, per De Castro, la Chiesa deve insegnare ai giovani, per essere presenti adeguatamente sulla rete. I giovani, infine, devono “essere i protagonisti, e non solo i destinatari” del mondo digitale, perché “sono quelli che conoscono meglio il linguaggio e la grammatica delle reti e dei social media, quelli che possono meglio inculturare il Vangelo utilizzando questi mezzi”. Le “piattaforme digitali” vengono condivise anche in Ghana, ha assicurato mons. Emmanuel Kofi Fianu, vescovo di Ho, raccontando la sua esperienza di apostolato biblico con i giovani portato avanti proprio grazie alla rete e “all’abbinamento tra il mondo digitale e la pastorale biblica”. “I giovani di oggi vivono nel mondo digitale, leggere libri non va più di moda”, ha fatto notare il vescovo: “Se vogliamo stabilire un contatto tra i giovani e la Bibbia, dobbiamo distribuire la Parola di Dio in maniera digitale, anche tramite il telefonino”.

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