Europa e Santa Sede: Sebastiani (ambasciatore Italia), “politica si faccia avanti e ridisegni vie di speranza”

“Considero l’Europa una famiglia di popoli”, ha detto Papa Francesco il 6 maggio 2016, alla cerimonia di consegna del Premio Carlo Magno. A ricordarlo è oggi Pietro Sebastiani, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, inaugurando a Palazzo Borromeo i lavori del seminario “L’Europa e la Santa Sede”. Una “perdurante attenzione”, spiega, quella della Santa Sede per il processo di costruzione e integrazione europeo, testimoniata dall’impegno della diplomazia pontificia e dai discorsi dei Pontefici della seconda metà del Novecento, da Pio XII – che già auspicava un’unione tra le nazioni del Vecchio continente – a Francesco. Se Paolo VI definiva l’Unione europea una “realtà magnifica”, Bergoglio “ci rammenta che la pace si consolida quando le nazioni possono confrontarsi su un piano di parità”, afferma Sebastiani, per il quale “dobbiamo interrogarci su quale ruolo possa svolgere oggi l’Ue come faro di libertà, di promozione sociale e di diritti umani”. Lo sguardo di Francesco verso l’Europa, precisa, “non è quello di un estraneo, ma di un ‘esterno’ che ammonisce che senza memoria si smarrisce il senso delle proprie azioni e la strada per l’avvenire” e, al tempo stesso, incoraggia ad “ampliare l’orizzonte prospettico per rapportarsi con il resto del mondo e richiama il ruolo del cristianesimo nella costruzione dell’Europa”.
La crisi in corso “viene da lontano” e ha rivelato, secondo l’ambasciatore, “una penuria di solidarietà inaccettabile tra i suo Stati membri, come dimostra la questione migratoria”. Crisi che tuttavia per Francesco è anche opportunità a condizione, puntualizza Sebastiani, che “la politica si faccia avanti dopo avere lasciato troppo spazio alla contabilità e ai numeri”. Ed ecco, di nuovo, il monito del Papa, il 28 ottobre 2017, nel suo discorso ai partecipanti della Conferenza “(Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo”, promosso dalla Comece (Commissione episcopati della Comunità europea) in occasione del 60° dei Trattati di Roma: “Il primo, e forse più grande contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone”. “Compete alla politica – conclude Sebastiani – ridisegnare le strade della speranza”

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