Diocesi: Sessa Aurunca, “meritoria l’opera del direttore della Caritas”

“Da diversi anni, don Osvaldo è direttore della Caritas diocesana e vive un impegno quotidiano verso le fragilità e i bisogni che il territorio presenta; è totalmente dedito al servizio dei poveri e spende il suo tempo per sovvenire le molteplici povertà materiali e morali”. È quanto si legge in una nota della diocesi di Sessa Aurunca sulle “questioni sociali rilevate a Mondragone”, difendendo l’operato di don Osvaldo Morelli. Secondo la diocesi, “non può essere ritenuto in alcun modo persona omertosa sulle vicende rilevate in questi giorni, anche perché sono questioni su cui il sacerdote non ha possibilità di esprimere giudizi espliciti e diretti, in quanto non in possesso di dati effettivi”. “Chiunque invece abbia espresso giudizi espliciti e circostanziati in merito, a livello giornalistico o personale, è da ritenersi fonte da cui trarre conferme o approfondimenti”. La diocesi di Sessa Aurunca ricorda inoltre che “in questo territorio, carico di difficoltà e fragilità sociali, la Chiesa sessana, e in particolare la Caritas attraverso il suo direttore, è in vera situazione di ‘frontiera’”. Ricordando l’impegno condotto, la nota riferisce di “azioni che possono esser da tutti riscontrate e verificate”, come “la mensa per i poveri, l’accoglienza nel consultorio come centro di ascolto e di servizio ai più emarginati, il doposcuola per l’integrazione dei ragazzi italiani e stranieri che vivono il disagio scolastico e tutte le attività mirate a ridurre condizioni di disagio e violenza”. “Queste azioni della Caritas – continua la nota -, anche e soprattutto nella persona di don Osvaldo, sono in realtà una quotidiana denuncia delle povertà e dei bisogni a cui si cerca di dare risposta senza le luci delle ribalte mediatiche”. Riferendosi a inchieste giornalistiche, che possano far luce sui tanti problemi sociali del territorio, la diocesi le definisce “gradite, purché non travisino la evidenza positiva di un impegno che è sotto gli occhi di tutti e non ledano la dignità personale di un sacerdote la cui opera è meritoria”.

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