Abusi: card. Cupich (Chicago), serve un organismo nazionale che indaghi sulle accuse ai vescovi per cattiva condotta

(da New York) Un organismo nazionale che indaghi sulle accuse indirizzate ai vescovi per cattiva condotta sui casi di abuso sessuale: è la proposta dell’arcivescovo di Chicago, card. Blase Joseph Cupich, per rispondere alla crisi della Chiesa cattolica americana. In un’intervista esclusiva al National Catholic Reporter (NCR), il cardinale chiede che i presuli statunitensi rinuncino a parte della loro autorità sulle diocesi per consentire un’indagine indipendente sul loro operato. “Bisogna essere molto chiari sulla procedura di responsabilità dei vescovi” continua il cardinale, invitando i confratelli ad aprire un dibattito franco durante la sessione di novembre della Conferenza episcopale, dove le rivelazioni sugli abusi commessi dall’ex cardinale Theodore McCarrick non possono non esigere risposte adeguate alle proporzioni dello scandalo.
“Ogni vescovo deve essere disposto a dire: ‘Permetterò di essere indagato da un gruppo indipendente se c’è un’accusa contro di me’.”, prosegue Cupich, consapevole che tale organismo non può essere deciso solo dai vescovi statunitensi ma richiede un intervento del Vaticano che autorizzi in qualche modo la cessione di autorità. Anche se incerto sulla struttura di questo corpo investigativo, il cardinale di Chicago lo immagina come un “comitato di sorveglianza laico incaricato di ricevere accuse sui vescovi o sui comportamenti inadeguati messi in atto dai vescovi in casi di abuso. Tutto questo serve a ricostruire la fiducia tra laici e vescovi e ad assicurarsi che non ci sia nemmeno l’apparenza di favoritismi” quando si indaga su un prelato. “Il popolo di Dio vuole aiutarci e non dobbiamo temerlo”.
Cupich racconta il suo primo incontro con una vittima di abusi: “È stato straziante. Il suo racconto era grafico e pieno di dettagli, molto reale. Le nostre parole di scuse non significano nulla a meno che non ci siedano di fronte alle vittime e permettiamo a noi stessi di essere colpiti dal trauma, dal dolore che hanno sofferto”. Il cardinale spiega che la sua prima reazione, di fronte a quella testimonianza, è stata di “rabbia, rabbia profonda”, ma poi “ho trasformato quella rabbia in una decisione: le vittime avrebbero sempre avuto il primo posto e avrei fatto di tutto perché nella Chiesa questo diventi un diritto”.
Quell’esperienza lo ha spinto a lavorare, a più riprese, nel Comitato della Conferenza episcopale contro gli abusi, ma lo ha anche portato in tutte le parrocchie, dove quel sacerdote, autore di abusi aveva lavorato, per rendere pubblico il suo agire e le ferite inflitte a tanti fedeli.
Il cardinale di Chicago, che partecipa al Sinodo dei vescovi come membro di nomina pontificia, commenta anche le dimissioni del cardinale di Washington, Donald Wuerl, vescovo a Pittisburg durante gli anni di abusi, denunciati dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania. “Non mi sorprende che abbia deciso di farsi da parte per il bene della Chiesa, perché lui ha sempre messo il bene della Chiesa davanti a tutto il resto, fino al punto da dire: ‘Ho commesso errori’. Quello è l’uomo che conosco”, afferma Cupich di Wuerl. “È un uomo onesto che ha sempre cercato di fare del suo meglio per la Chiesa”. Nell’intervista di 40 minuti al NCR, Cupich ribadisce che sarà questo il momento in cui si potrà guardare anche ai contributi che Wuerl ha dato alla vita della Chiesa e “sono enormi. Se vogliamo davvero dire la verità, dobbiamo assicurarci di dire tutta la verità e prenderci un tempo per apprezzare i suoi contributi”.
Infine, ritornando alla questione dei preti gay, Cupich ribadisce che occorre far di tutto perché nella Chiesa si viva “una vita autentica e casta, questo è senza dubbio, ma una ricerca ha dimostrato che la crisi degli abusi, era in realtà dovuta ad altri fattori oltre al fatto che qualcuno fosse gay. Questa non è una mia opinione ma il risultato di una ricerca”. Il cardinale sottolinea, infine, “tre elementi” che “devono essere sradicati dalla vita della Chiesa: i privilegi, il potere, la difesa di una cultura clericale”.

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