Paolo VI: card. Coccopalmerio a Messa ringraziamento fedeli lombardi, “ha insegnato che per comunicare Cristo bisogna anzitutto ascoltare il cuore dell’uomo”

“Egli fu decisivo per la mia vita, proprio perché mi ha ordinato prete. Eravamo 30 diaconi allora e 5 di questi miei compagni sono con me, qui oggi. Sentiamo la sua presenza dal paradiso molto forte in mezzo a noi”. Così il card. Francesco Coccopalmerio, ordinato il 28 giugno 1962 nel duomo di Milano dall’allora arcivescovo Montini, ha ricordato oggi Paolo VI nell’omelia della Messa di ringraziamento per la canonizzazione di ieri, per i fedeli ambrosiani e bresciani, presieduta nella basilica di San Paolo fuori le Mura. Coccopalmerio ha invitato a riflettere sulla prima enciclica di Montini, Ecclesiam Suam, promulgata il 6 agosto 1964, stesso giorno in cui 14 anni dopo sarebbe morto. “La dettò durante il Concilio per far capire il suo pensiero, la sua passione per la Chiesa”, ha spiegato sottolineandone la parte dedicata al dialogo , importante “per quella vera conversione pastorale di cui tutti abbiamo bisogno”. Un dialogo fatto anzitutto di ascolto: “Ancor prima di parlare, si deve ascoltare la voce, anzi il cuore dell’uomo e rispettarlo”. “È necessario comunicare Cristo, ma lo è anche ascoltare – ha insistito il porporato -, cogliendo il dono che ciascuno può dare alla Chiesa con le proprie peculiarità. Questa è la sinodalità fatta di ascolto e di passione per l’ascolto”. “Se non riscopriamo la persona nella sua singolarità, non riusciamo a cogliere la sinodalità – il monito di Coccopalmerio -. La Chiesa, infatti, è sinodale perché ciascuno, quale persona irripetibile, deve partecipare alla sua vita”. Anche i fedeli, ha concluso, devono “uscire dalla chiusura in loro stessi – perché possano darci i doni dello Spirito che altrove non possiamo trovare. Questa è conversione sia pastorale, sia spirituale. Credo che Papa Francesco ci stia offrendo questa che chiamo, talvolta, ‘ermeneutica della persona’”.

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