Papa Francesco: messa canonizzazioni, “lasciare ricchezze, ruoli e poteri”. No ad “autocompiacimento egocentrico”, serve “salto in avanti”

“Il nostro cuore è come una calamita: si lascia attirare dall’amore, ma può attaccarsi da una parte sola e deve scegliere: o amerà Dio o amerà la ricchezza del mondo; o vivrà per amare o vivrà per sé”. È l’esempio scelto dal Papa, nell’omelia della messa per le canonizzazioni di oggi, per descrivere la radicalità del messaggio evangelico. “Chiediamoci da che parte stiamo”, l’invito: “Chiediamoci a che punto siamo nella nostra storia di amore con Dio. Ci accontentiamo di qualche precetto o seguiamo Gesù da innamorati, veramente disposti a lasciare qualcosa per Lui?”. “Gesù interroga ciascuno di noi e tutti noi come Chiesa in cammino”, ha ricordato Francesco: “Siamo una Chiesa che soltanto predica buoni precetti o una Chiesa-sposa, che per il suo Signore si lancia nell’amore? Lo seguiamo davvero o ritorniamo sui passi del mondo, come quel tale? Insomma, ci basta Gesù o cerchiamo tante sicurezze del mondo?”. “Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore”, l’esortazione alle decine di migliaia di persone in piazza San Pietro, tra cui i 267 padri sinodali, in Vaticano per il Sinodo sui giovani: “Lasciare le ricchezze, le nostalgie di ruoli e poteri, le strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo”. “Senza un salto in avanti nell’amore la nostra vita e la nostra Chiesa si ammalano di autocompiacimento egocentrico”, il monito sulla scorta dell’Evangelii gaudium: “Si cerca la gioia in qualche piacere passeggero, ci si rinchiude nel chiacchiericcio sterile, ci si adagia nella monotonia di una vita cristiana senza slancio, dove un po’ di narcisismo copre la tristezza di rimanere incompiuti”.

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