Scuola cattolica: Chiosso (Univ. Torino), personalizzazione non è “moda” ma “visione d’insieme del ragazzo” capace di dare vita ad “una relazione generativa”

La personalizzazione non è “una delle tante e ricorrenti ‘mode scolastiche’”. A chiarirlo è Giorgio Chiosso (Università di Torino), secondo il quale essa costituisce piuttosto “una formidabile occasione per valorizzare un piano scolastico – e più in generale un’azione educativa”. Nella sua riflessione alla XI Giornata pedagogica della scuola cattolica su “La scuola della personalizzazione” in corso a Roma per iniziativa della Cei, l’esperto avverte: “Soltanto se puntiamo sulla formazione della persona possiamo essere certi di non disperdere il patrimonio di potenzialità giovanili e migliorare la qualità della stessa vita sociale”. Strategica la figura dell’adulto perché “non ci può essere personalizzazione se non c’è qualcuno che si prenda cura dell’allievo, lo accompagni nell’ingresso verso la vita, gli testimoni il suo interesse e sia coerente nella ricerca del bene”. La personalizzazione “non è soltanto un’efficace e utile pratica didattica”; può diventare “una visione d’insieme del ragazzo e del giovane che ci sta di fronte nella sua complessità di mente, corpo ed emozioni”. Posta in questi termini dà vita alla cosiddetta “relazione generativa”. “Ritengo – conclude Chiosso – che ci siano tante utili ragioni perché le scuole cattoliche tengano nel massimo conto la proposta pedagogica della personalizzazione, anzi sono addirittura certo che in molti casi – forse senza neppure averne piena consapevolezza – essa già orienta molte scelte delle nostre scuole”.

 

 

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