Paolo VI: mons. Chiarinelli, “è stato il Papa delle relazioni umane”

“Passione per la verità, amore per l’uomo, tensione per lo studio e per la carità” sono l’eredità di Montini secondo monsignor Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito di Viterbo, che ha portato una testimonianza personale alla sessione condotta dalla Fuci all’interno del Convegno su Paolo VI in corso alla Lumsa di Roma. “Paolo VI ha segnato i nostri passi, come Ac, Fuci, Meic”: ne è convinto mons. Chiarinelli, che è stato vice assistente della Fuci fino al 1974 e si sofferma sull’apporto di Montini, da pontefice, alla vita della Fuci: “Essa era radicata nel tessuto ecclesiale. Presentava la sua attività nelle diocesi, in quasi tutte le diocesi italiane, non solo nelle sedi universitarie. Era presente nelle dinamiche culturali e attenta alle condizioni esistenziali degli studenti universitari. È arricchito da aneddoti personali il racconto di mons. Chiarinelli su Montini: “Ogni volta che lo incontravo, ricordava e mi chiedeva notizie di persone che conoscevamo entrambi e che lui aveva incontrato decenni prima. Questo evidenzia la centralità che dava al tessuto delle relazioni”. Ancora, a proposito di unità della Chiesa, Chiarinelli racconta di quando, dopo l’incontro ufficiale tra Paolo VI e Atenagora a Gerusalemme nel 1964, il registratore della Rai rimase acceso: “Quello che venne registrato fu un dialogo tra due fratelli che si amano e si guardano negli occhi e nel cuore, che sentono che tocca a loro realizzare il sogno dell’unità”. “L’ultima udienza, il 2 agosto del 1978 – conclude il vescovo emerito di Viterbo – parla della gioia della vita cristiana, presente anche nel testo dell’Angelus per domenica 6 agosto 1978, che non venne però mai pronunciato, perché lui morì la sera di quel giorno”.

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